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mercoledì 16 Settembre 2026

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Raid aerei sauditi in Yemen causano 3 morti. Ribelli avanzano sulla costa del Mar Rosso

Raid aerei sauditi in Yemen causano 3 morti. Ribelli avanzano sulla costa del Mar Rosso e minacciano rotte petrolifere.

La coalizione a guida saudita ha lanciato raid aerei in Yemen, causando la morte di almeno tre persone, tra cui due minori, nelle zone controllate dai ribelli Houthi. L’escalation del conflitto, che ha già provocato oltre 125mila sfollati, si intensifica con l’avanzata dei miliziani filo-iraniani nel nord e lungo la costa del Mar Rosso. La situazione si complica ulteriormente a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, in seguito alla guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha paralizzato il commercio petrolifero globale.

Attacchi aerei e risposta dei ribelli

Dal 15 settembre, la coalizione a guida saudita ha lanciato oltre una cinquantina di raid aerei sulle aree conquistate dai miliziani Houthi, in risposta ai raid missilistici che hanno causato almeno 13 feriti nel regno arabo. Gli attacchi hanno colpito prevalentemente le linee del fronte a sostegno delle truppe regolari yemenite, evitando per ora di concentrarsi sul cuore istituzionale degli Houthi a Sana’a, pesantemente bombardato nel 2015. I ribelli, attraverso l’agenzia Saba, segnalano nuovi bombardamenti sauditi contro un complesso nel distretto di Khadir, nel governatorato di Hodeidah.

La strategia degli Houthi si estende oltre il controllo territoriale, con l’occupazione del porto storico di Mokha e della fascia costiera occidentale del Mar Rosso, nonché delle isole di Zuqar e Mayyun e dell’arcipelago delle Hanish. Questo ha blindato la presa sullo Stretto di Bab el-Mandeb, un snodo cruciale per i traffici diretti da e verso il Canale di Suez.

Impatto internazionale e tensioni economiche

La manovra degli Houthi ha un impatto significativo a livello internazionale, amplificato dal blocco di fatto dello Stretto di Hormuz, in seguito alla guerra tra Stati Uniti e Iran. I contratti futures sull’indice Brent sono arrivati a oltre 108 dollari al barile, mentre quelli sullo statunitense WTI restano superiori ai 103 dollari al barile. L’interferenza nel commercio petrolifero globale ha messo in tensione le economie mondiali, con il rischio di un ulteriore rialzo dei prezzi. Le forze armate fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale stanno tentando una controffensiva, per riconquistare le posizioni perdute lungo la costa, dove almeno 8 soldati dell’esercito regolare sono rimasti uccisi soltanto ieri. La regione settentrionale di Marib, ultima roccaforte governativa nel nord dello Yemen, è al centro dell’attenzione.

Intanto, la presidenza egiziana ha annunciato che il capo dello Stato Abdel Fattah al-Sisi riceverà oggi al Cairo il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, con l’obiettivo di stabilire un dialogo per mitigare la crisi. La situazione si complica ulteriormente con l’arrivo a Washington del segnale politico forte del presidente Donald Trump, che ha nominato Wesley Hunt come nuovo ambasciatore degli Stati Uniti a Riad. La nomina dovrà superare l’approvazione del Congresso statunitense, un passaggio cruciale per il rafforzamento delle relazioni tra i due Paesi in un momento di tensione internazionale.

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