La Lombardia vive un momento di forte tensione per l’energia, con costi che continuano a salire e rischi concreti per la produzione industriale. La regione consuma più energia di quanto ne produce, con un deficit di circa 10mila Gigawatt/ora. Questo squilibrio ha portato a una situazione di emergenza, con l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi che ha lanciato un appello all’Europa e al Governo italiano per interventi urgenti. L’industria lombarda, che consuma oltre la metà degli oltre 63mila Gigawatt/ora, rischia di fermare le produzioni se non si trovano soluzioni immediate. La situazione è peggiore di quella di cinque anni fa.
I settori industriali più energivori, come cemento, siderurgia, chimica e meccanica, sono particolarmente colpiti. L’indice dei consumi elettrici industriali, monitorato da Terna, ha registrato un incremento del 14% a gennaio e del 10% a febbraio, prima di una frenata a marzo. La guerra nel Medio Oriente ha amplificato i costi energetici, con dinamiche di mercato influenzate da speculazioni e tensioni geopolitiche. L’industria si difende riducendo i consumi, ma il rischio di un fermo produttivo cresce con ogni aumento dei prezzi. La Lombardia rischia il fermo delle produzioni.
Nel Bresciano la quota dell’energia consumata dall’industria cresce, mentre quella “bruciata” dai servizi si riduce. Uno scenario simile si riscontra anche nella Bergamasca e nel Varesotto, i territori con maggiore vocazione manifatturiera. Anche Cremona, Monza, Pavia e Mantova hanno un’industria che consuma più energia sul totale provinciale, anche se con valori assoluti inferiori. Al contrario il Milanese vede il sorpasso dei servizi sulla manifattura, unica eccezione nel panorama regionale: qui si registra anche la quota più alta di consumi a livello domestico.
Sul fronte della produzione energetica, la Lombardia sfiora i 54mila Gigawatt/ora, ma la dipendenza dal termoelettrico rimane elevata. Il 70,7% del totale proviene da fonti fossili, con un calo del 21,4% nella produzione idroelettrica e un aumento del 13,1% nel fotovoltaico. Mantova, Lodi, Pavia e Milano sono le province più legate al termoelettrico, mentre Sondrio e Brescia si concentrano sull’energia pulita. Brescia, Bergamo e Milano guidano la risalita del fotovoltaico. Tre interventi urgenti sono stati richiesti: maggiore trasparenza nel calcolo dei prezzi, limiti alla speculazione finanziaria e un “price cap” per contenere i costi non legati alla produzione reale. L’assessore Guidesi ha sottolineato che la priorità è affrontare l’emergenza come una situazione critica, con conseguenze gravi per la competitività delle imprese e il potere d’acquisto delle famiglie. La Lombardia rischia di fermare le produzioni se non si trovano soluzioni rapide e concrete. Non possiamo aspettare.
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