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giovedì 17 Settembre 2026

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Settima campagna di archeologia subacquea a Ragusa dopo il ciclone Harry

Settima campagna di archeologia subacquea a Ragusa dopo il ciclone Harry, salvaguardia del patrimonio sommerso

La settima campagna di archeologia subacquea a Ragusa si è conclusa dopo il passaggio del ciclone Harry, che ha causato gravi danni al patrimonio sommerso. Le ricerche, condotte in collaborazione con l’Università di Udine e la Soprintendenza del Mare, hanno avuto come obiettivo la salvaguardia e la documentazione del sito archeologico. L’evento meteo ha reso necessario un intervento immediato per preservare i resti storici esposti. La campagna, parte del Kaukana Project, ha coinvolto tre contesti distinti, tra cui le Secche di Circe e la baia di Porto Ulisse.

Salvaguardia del patrimonio sommerso

Le attività si sono concentrate sulle azioni di salvaguardia e documentazione del patrimonio sommerso, in seguito ai danni causati dal ciclone Harry lo scorso inverno. A Secche di Circe, un relitto di età classica ha visto esposta una nuova porzione dello scafo, a causa dell’evento meteorologico. La squadra di archeologi ha proceduto alla pulizia dell’area, alla documentazione diretta e fotogrammetrica e al recupero dei materiali resi vulnerabili. La parte superstite del relitto è stata protetta con tessuto geotessile, sabbia e pietre.

La campagna ha permesso di integrare nuovi dati con quelli precedenti, migliorando la mappatura del sito.

Durante la ricognizione del sistema di secche, sono state scoperte quattro nuove ancore litiche e alcuni elementi lignei lavorati. Nella baia di Porto Ulisse, più riparata, ma comunque interessata dall’eccezionale mareggiata, sono stati recuperati e documentati i materiali archeologici esposti dal ciclone, aggiornando la mappatura del sito e prevenendone la dispersione. A Kamarina, il ciclone ha causato un abbassamento del fondale, che ha esposto numerosi frammenti lignei attribuibili a un relitto post-classico.

Collaborazioni e progetti

Le ricerche sono state condotte d’intesa con la Capitaneria di porto di Pozzallo e hanno visto il supporto dell’Institute of nautical archaeology di College Station (Texas, Stati Uniti). Le attività scientifiche, dirette da Massimo Capulli, sono state parte del Kaukana Project, condotto dall’Unità di Archeologia subacquea dell’Università di Udine in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana.

La campagna ha dimostrato come gli eventi meteo estremi possano influire sul patrimonio culturale sommerso.

I dati raccolti costituiscono una base essenziale per lo sviluppo di protocolli di monitoraggio e strategie di conservazione adattativa. Quest’anno le indagini hanno evidenziato come gli eventi meteo marini estremi, sempre più frequenti nel Mediterraneo, possano influire sul patrimonio culturale sommerso. I dati raccolti contribuiscono a discussioni più ampie sui rischi legati al clima che colpiscono il patrimonio culturale sommerso nel Mediterraneo.

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