Un nuovo spazio protetto, pensato per le donne in momenti di fragilità emotiva e psicologica, è stato inaugurato all’ospedale Maggiore di Novara. La “stanza della fragilità”, rinnovata grazie all’associazione Ella Aps e al contributo di un gruppo assicurativo locale, rappresenta un ambiente non medicalizzato, dedicato all’ascolto, al sostegno e alla cura integrale. L’obiettivo è offrire un luogo in cui le donne possano sentirsi accolte, sicure e accompagnate nei momenti più difficili della loro vita.
La “stanza della fragilità” è un ambiente separato dai percorsi sanitari ordinari, dove è possibile ricevere assistenza medica, supporto psicologico, orientamento sociale e consulenza legale in modo integrato, discreto e rispettoso. L’area è stata rinnovata con un progetto di restyling che ha visto l’introduzione di poltrone confortevoli, illuminazione morbida e decorazioni artistiche, al fine di ridurre l’impatto ospedaliero e creare un’atmosfera rassicurante. Tra gli interventi realizzati c’è anche la creazione di una piccola biblioteca tematica e uno spazio dedicato ai bambini, con giochi educativi e libri.
Un luogo in cui la fragilità è anche una condizione dell’anima
La dottoressa Barbara Giamundo, socia di Ella e promotrice dell’iniziativa, ha spiegato che la “stanza della fragilità” è molto più di uno spazio fisico: è un luogo in cui le donne possono sentirsi accolte, ascoltate e sostenute nei momenti più difficili della loro vita. “Momenti in cui la fragilità è anche, e a volte soprattutto, una condizione dell’anima e della mente”, ha sottolineato. L’obiettivo è offrire un ambiente che rispecchi i valori di accoglienza e sostegno alla base dell’attività di Ella.
Il progetto è stato realizzato grazie al contributo di un gruppo assicurativo di Novara, coordinato e messo in atto da Ella nella persona di Barbara Giamundo, con la collaborazione di Caterina Mazzeri e Zaira Capone. Il direttore generale del Maggiore, dottor Stefano Scarpetta, ha sottolineato che la rinnovata “stanza della fragilità” rappresenta concretamente il modello di assistenza che l’ospedale vuole promuovere: una sanità capace di curare, ma anche di accogliere e ascoltare. “Nei momenti di maggiore vulnerabilità è fondamentale che le donne possano trovare non solo competenze professionali, ma anche un ambiente protetto e una rete in grado di accompagnarle”, ha aggiunto. Questo progetto testimonia quanto la collaborazione tra ospedale, associazioni e realtà del territorio possa contribuire a rendere i percorsi assistenziali sempre più vicini ai bisogni delle persone. L’obiettivo è offrire non solo cura clinica, ma anche un luogo di ascolto e protezione, in cui sentirsi accolte e sicure, dove muovere i primi passi verso un percorso non solo di “guarigione”, ma anche di tutela e rinascita.
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