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giovedì 17 Settembre 2026

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Economia

Tassa sui piccoli pacchi extra UE rinviata a dicembre, entrerà in vigore quasi un anno dopo l’approvazione

La tassa sui piccoli pacchi extra Ue è stata nuovamente rinviata a dicembre, con un ritardo di quasi un anno rispetto all’approvazione.

La tassa di due euro sui piccoli pacchi di provenienza extra UE è stata nuovamente rinviata, con l’entrata in vigore prevista a dicembre 2026. L’obiettivo iniziale era raggiungibile a gennaio 2026, ma il provvedimento ha subito tre rinvii, spostandosi prima al luglio, poi all’ottobre e infine al dicembre. Il ritardo ha comportato una perdita stimata di 40,8 milioni di euro per lo Stato. La norma, prevista nella legge di bilancio per il 2026, era stata temporaneamente rinviata dal decreto fiscale di primavera, che aveva posticipato l’entrata in vigore al 1° luglio. A fine giugno, con un decreto-legge, il governo ha nuovamente prorogato la data, spostandola al 1° ottobre. Adesso, invece, la tassa entrerà in vigore il 1° dicembre. Di fatto, la norma entrerà in vigore quasi un anno dopo la sua approvazione.

La ratio della tassa: tutelare la competitività europea

La tassa italiana si sovrappone a un dazio europeo introdotto il 1° luglio 2026, che applica un dazio di tre euro sui piccoli pacchi extraeuropei dal valore inferiore a 150 euro. L’obiettivo di entrambi i tributi è tutelare la competitività delle aziende europee, che si trovano a competere con piattaforme e-commerce come Shein, Aliexpress e Temu, che hanno sfruttato l’assenza di dazi nell’esportazione di merce da pochi euro. Secondo dati delle dogane francesi citati a fine agosto dal ministero dell’Economia di Parigi, dopo l’entrata in vigore del dazio, le importazioni di piccoli pacchi nell’UE sono diminuite del 30-40%. Questo risultato ha dimostrato l’efficacia del provvedimento, ma ha anche evidenziato le complessità nell’implementazione.

Un ritardo che pesa sulle casse dello Stato

Il nuovo rinvio pesa sulle casse dello Stato, con una perdita stimata di 40,8 milioni di euro. La tassa, che dovrebbe applicarsi sui piccoli pacchi con valore inferiore a 150 euro in arrivo da fuori dell’Unione Europea, è stata oggetto di discussioni e modifiche successive. Solo allora, eccetto ulteriori ripensamenti, verrà applicata la tassa di due euro. La norma, se entrerà in vigore, si sovrapporrà al dazio europeo, che ha già avuto effetti significativi sulle importazioni. La tassa italiana, applicata sul singolo prodotto importato e non sull’intera spedizione, comporta un costo aggiuntivo di due euro per ogni oggetto, con conseguenze economiche per i consumatori.

La decisione di rinviare la tassa riflette le complessità nell’implementazione di un provvedimento che mira a bilanciare la protezione delle aziende europee e la competitività del mercato globale.

La tassa, se entrerà in vigore, rappresenterà un ulteriore passo nella regolamentazione delle importazioni di piccoli pacchi da fuori dell’Unione Europea. La sua applicazione, se confermata, potrebbe influenzare significativamente il mercato e le dinamiche di importazione, anche se il ritardo ha già creato un impatto economico notevole.

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