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giovedì 17 Settembre 2026

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Il vigneto del futuro: un sistema complesso per un clima in evoluzione

L’agroforestry e la vitiforestry offrono nuove soluzioni per la viticoltura in un clima in cambiamento.

Il vigneto del futuro si sta trasformando in un sistema più complesso, in cui la coesistenza di specie diverse, come la vite e l’olivo, potrebbe offrire una risposta alle sfide climatiche. Questo approccio, noto come vitiforestry, si basa su principi agroforestali che promuovono la biodiversità e la resilienza del suolo. La viticoltura, tradizionalmente legata a monocolture, sta ora confrontarsi con la necessità di adattarsi a un clima in evoluzione, con ondate di calore e siccità che mettono a rischio la produzione vitivinicola. L’idea di integrare alberi e specie vegetali diverse nel vigneto non solo migliora la capacità del suolo di trattenere l’umidità, ma riduce i rischi di bruciatura delle foglie e aumenta la resistenza al cambiamento climatico.

Un passato di tradizione e un presente di innovazione

La viticoltura ha visto un’evoluzione significativa nel corso del tempo, con l’introduzione di sistemi di coltivazione che hanno ridotto la complessità dei paesaggi agricoli. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la meccanizzazione ha portato a una maggiore semplificazione dei vigneti, con una tendenza verso la monocoltura. Tuttavia, questa evoluzione ha comportato una riduzione della biodiversità e una maggiore vulnerabilità ai cambiamenti climatici. Lorenzo Rossi, ecologo del suolo all’Università degli Studi di Milano, spiega che «la viticoltura ha seguito i principi agroforestali solo in parte, ma oggi è necessario tornare a considerare sistemi più complessi per garantire la sostenibilità». Il progetto VitiSilvA, coordinato dallo Studio agronomico Sata, cerca di trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, integrando la vite con specie forestali per creare un sistema più resiliente.

La biodiversità è la chiave per la sostenibilità. La vitiforestry, un’innovazione nella viticoltura, si basa sulla coesistenza di specie vegetali diverse, come la vite e l’olivo, per creare un microclima favorevole. Questo sistema non solo migliora la capacità del suolo di trattenere l’umidità, ma aumenta la presenza di predatori naturali dei patogeni che colpiscono la vite. «Un vigneto complesso, con specie diverse, è in grado di resistere meglio ai cambiamenti climatici e di mantenere la produttività a lungo termine», afferma Rossi. Tuttavia, questa innovazione non è senza sfide. La maggiore ombreggiatura riduce i rischi di bruciatura, ma può anche ridurre l’attività fotosintetica e la produzione.

Un sistema che richiede equilibrio e coraggio

Il progetto VitiSilvA, che coinvolge l’Università di Milano, l’Università di Modena e Reggio Emilia e sei aziende vitivinicole, cerca di valutare come un sistema di vitiforestry possa agire sia sopra che sotto il suolo. L’obiettivo è creare linee guida comuni per la viticoltura sostenibile, in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici e di preservare la biodiversità. «Il vigneto del futuro deve essere un sistema più complesso, in cui all’olivo si abbraccia la vite», conclude Rossi. «Occorre il coraggio di cambiare non solo il nostro sistema produttivo, ma anche la nostra idea del territorio». La transizione verso un modello più sostenibile non è solo una questione tecnica, ma anche una sfida culturale e identitaria, che richiede un cambiamento radicale nella percezione del paesaggio vitivinicolo.

La sostenibilità richiede un equilibrio tra protezione e produttività. La vitiforestry, sebbene promettente, deve affrontare le sfide legate alla competizione tra specie, alla riduzione dell’attività fotosintetica e alla gestione della meccanizzazione. «Un ambiente più umido potrebbe inoltre favorire lo sviluppo di patogeni, e poi c’è la questione della competizione tra specie per luce e nutrienti e l’esigenza di ripensare la meccanizzazione agricola», spiega Rossi. L’ultima questione, forse più sottovalutata, è quella identitaria: «Un sistema così concepito trasfigurerebbe paesaggi iconici, come le colline toscane per citare solo un esempio». La viticoltura, quindi, deve trovare un equilibrio tra innovazione e tradizione, tra produttività e sostenibilità, per affrontare i cambiamenti climatici in modo efficace.

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