Borgo Egnazia, un resort pugliese situato tra il mare Adriatico e la Valle d’Itria, ha lanciato un progetto innovativo per salvare la biodiversità locale. Costruito seguendo la tradizione pugliese con materiali come il tufo e il legno, il resort ha messo in atto un modello unico che integra agricoltura, gastronomia e sostenibilità. Il progetto, che oggi conta oltre mille varietà vegetali custodite, si basa su un’idea semplice ma potente: il recupero e la conservazione dei semi. La domanda che accompagna il progetto è: può un seme cambiare il mondo?
La Casa delle Sementi e il lavoro di Angelo Giordano
Al centro del progetto c’è la Casa delle Sementi, uno spazio dedicato alla raccolta e alla conservazione di varietà vegetali antiche, spesso dimenticate o a rischio di estinzione. Il lavoro è coordinato da Angelo Giordano, agronomo, ricercatore e seedsaver originario di Ostuni. Dopo venticinque anni di ricerca e un dottorato in Agronomia all’Università di Bari, Giordano ha messo in atto un progetto che unisce agricoltura rigenerativa, cucina e comunità. I numeri, aggiornati a gennaio 2025, mostrano la portata dell’operazione: 502 varietà recuperate, 223 scambiate con altri agricoltori e ricercatori, 344 replicate attraverso la coltivazione.
Il modello di Borgo Egnazia non ha precedenti diretti nel settore alberghiero italiano. Mentre esistono strutture con orti interni e cucine stagionali, Borgo Egnazia è la prima realtà a integrare un ciclo completo, dal recupero del seme alla sua moltiplicazione, fino alla restituzione alla comunità. Questo è reso possibile grazie alla combinazione di un agronomo interno, un legame diretto con gli chef e uno spazio dedicato allo scambio. Il resort ha anche ottenuto la certificazione del Global Sustainable Tourism Council (GSTC) e sta percorrendo il cammino verso la B Corp.
Da un seme al piatto: il lavoro in cucina
Il percorso del progetto è circolare: si cercano semi antichi ormai scomparsi dal mercato, spesso grazie a contadini che li custodiscono da generazioni, si coltivano senza chimica, si raccoglie il nuovo seme e lo si conserva nella Casa delle Sementi finché non ce n’è abbastanza per essere condiviso con altri agricoltori o per tornare in tavola. È proprio in cucina che questo lavoro prende forma: al Due Camini, dove lo chef Domingo Schingaro (stella Michelin dal 2019) tratta i vegetali come protagonisti assoluti, sono finite anche le 230 varietà di pomodoro recuperate nel ciclo primavera-estate 2026, dal Filetto al Green di Vernissage fino al Piennolo del Vesuvio.
Il progetto non si ferma ai campi: tra Savelletri, Ostuni e Masseria Le Carrube, Borgo Egnazia pratica anche lombricultura, trasformando circa 80 kg al giorno di scarti vegetali in humus. Inoltre, l’apicoltura è pensata non per il miele, ma per sostenere l’impollinazione e l’equilibrio dell’ecosistema. Questo impegno si traduce anche in certificazioni: il Due Camini è certificato Plastic Free e sta affrontando la valutazione del Food Made Good Standard.
Il lavoro di Angelo Giordano e del team di Borgo Egnazia dimostra che un impegno concreto può portare a risultati significativi, non solo per l’ambiente, ma anche per la società. Attraverso il recupero dei semi, il resort non salva solo il cibo, ma la memoria genetica, la biodiversità e le tradizioni contadine. Queste non sono statiche, ma in continua evoluzione, mantenendo la propria autenticità. Il progetto rappresenta un’innovazione non solo per l’agricoltura, ma anche per la cultura e la comunità.



