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giovedì 17 Settembre 2026

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Ambiente

La pesca illegale mina gli ecosistemi marini siciliani e la sostenibilità del settore

La pesca illegale danneggia ecosistemi marini e risorse in Sicilia, con effetti su specie e ambienti.

La pesca illegale sta causando danni significativi agli ecosistemi marini della Sicilia, con effetti diretti su specie come i ricci di mare e il dattero di mare, ma anche su ambienti e risorse naturali. L’attività illegale, spesso condotta con strumenti non regolamentati, riduce la disponibilità di specie e altera gli habitat, mettendo a rischio la sostenibilità del settore e la conservazione del patrimonio marino. Secondo il ricercatore Francesco Tiralongo dell’Università degli Studi di Catania, la distinzione tra le diverse forme di pesca illegale è fondamentale per comprendere i diversi impatti ambientali e sociali.

La pesca illegale dei ricci di mare e il loro declino

I ricci di mare, una specie una volta abbondante nelle zone rocciose costiere, sono sempre più rari a causa della pesca illegale. Tiralongo spiega che la riduzione della specie è particolarmente evidente in aree dove un tempo era facile trovarli. Oggi, il riccio si trova sempre più in profondità e, in molti casi, è quasi scomparso. La pesca illegale, spesso condotta da pescatori non autorizzati, ha ridotto la disponibilità di questa risorsa, con conseguenze per l’ambiente e per la comunità locale.

La pesca illegale non solo riduce le specie, ma altera gli habitat.

La raccolta del dattero di mare, un’altra specie vulnerabile, rappresenta un’altra forma di pesca illegale che danneggia gli ecosistemi. Questo organismo vive nella roccia calcarea, e la sua raccolta richiede la distruzione della struttura rocciosa. Tiralongo spiega che questa pratica non solo riduce una specie, ma modifica l’ambiente che la ospita, con effetti che possono interessare anche altri organismi presenti nello stesso habitat. L’uso di attrezzature non regolamentate e l’ancoraggio sfrenato possono causare danni significativi, soprattutto negli habitat rocciosi costieri.

Le specie aliene e l’impatto del cambiamento climatico

La situazione si complica ulteriormente con l’arrivo di specie aliene, spesso introdotte dall’attività umana, che si insedianno in aree diverse da quelle d’origine. Tiralongo osserva che queste specie, provenienti da regioni come il Mar Rosso, trovano nel Mediterraneo condizioni favorevoli alla loro proliferazione, con conseguenze negative per le specie autoctone. Questo fenomeno, insieme alla pesca illegale, sta creando una pressione crescente sugli ecosistemi marini, con effetti che si estendono a livello regionale.

La pesca illegale e le specie aliene rappresentano due minacce interconnesse.

La tutela degli ecosistemi passa quindi anche attraverso la capacità di contenere le attività illegali. A questo proposito, il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo, sottolinea l’importanza di rafforzare i controlli e di garantire una vigilanza capillare sul territorio. “Bisogna alzare il livello dei controlli e garantire una vigilanza capillare sul territorio. Allo stesso tempo, servono regole più stringenti sulla gestione della pesca, con sanzioni più severe”, afferma Castronovo. L’obiettivo è rendere più difficile il ricorso a pratiche illegali e, contestualmente, garantire che le disposizioni vengano applicate in modo omogeneo.

Equità e sostenibilità nel settore pesca

La pesca illegale non solo danneggia l’ambiente, ma ha anche conseguenze economiche e sociali. Castronovo sottolinea che il rafforzamento della vigilanza serve anche a evitare che chi lavora illegalmente possa trarre un vantaggio rispetto a chi sostiene i costi del rispetto delle disposizioni. “Bisogna mantenere alta l’attenzione, anche per garantire che non ci sia iniquità e per la sopravvivenza dei pescatori che svolgono il loro mestiere rispettando le regole e le procedure”, conclude il presidente di Legambiente Sicilia. La pesca illegale incide così su più livelli: sulla disponibilità delle risorse, sulla conservazione degli habitat e sulle condizioni in cui opera il settore. Per questo la tutela del patrimonio marino passa anche dalla difesa di chi lavora nel rispetto delle regole, evitando che l’illegalità finisca per compromettere tanto gli equilibri ambientali quanto quelli del comparto.

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