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venerdì 18 Settembre 2026

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Lavoro e scuola

Le donne in fabbrica rappresentano il 21,5% e guadagnano il 12% in meno

Dati Fiom: donne in fabbrica al 21,5% e con gap salariale del 12%. Disparità nei ruoli e nella flessibilità del lavoro.

Le donne in fabbrica rappresentano il 21,5% del totale dei lavoratori, ma guadagnano in media il 12% in meno rispetto agli uomini, secondo uno studio della Fiom basato sui dati di oltre 1.300 aziende. Il quadro emerge da un’indagine condotta sulle condizioni di lavoro nel settore metalmeccanico, con un focus particolare sulle differenze di genere. Su oltre 500mila lavoratori monitorati, la presenza femminile si ferma al 21,5%, mentre a loro spetta solo il 19,6% del monte retributivo annuo lordo. Il gap salariale medio si attesta al 12%, un dato che ha suscitato preoccupazione tra i sindacati.

Disparità nei ruoli e nella flessibilità del lavoro

Il monitoraggio evidenzia una forte disparità nei ruoli aziendali: le donne rappresentano il 30,5% degli impiegati e il 23,1% dei quadri, ma scendono al 17,5% tra i dirigenti e al 12,2% tra le operaie. A questo si aggiunge un ricorso sproporzionato alle forme di flessibilità e riduzione dell’orario. Lavora in part-time il 12,2% delle donne rispetto a solo l’1,3% degli uomini, mentre lo smart working coinvolge il 37,1% delle lavoratrici contro il 23,5% dei colleghi maschi. Questi dati sottolineano una situazione di squilibrio strutturale, che si riflette anche nei salari.

Le cause del gap salariale

Il divario salariale è riconducibile a due elementi principali, come spiega la segretaria nazionale Fiom Barbara Tebaldi. Il primo è legato al fatto che le donne non vengono pagate per il lavoro che fanno, ma quando un’azienda decide unilateralmente il loro valore o la loro disponibilità. Il secondo elemento è il tempo: le donne vengono assunte per lavorare otto ore, ma se lo stipendio dipende dalla disponibilità, strutturalmente saranno penalizzate, poiché il lavoro di cura è ancora a carico delle donne. Nel salario strutturale definito dal contratto nazionale, il gap è dell’8,5%, dovuto principalmente al minor orario.

La forbice si apre invece al 23,6% nel salario accessorio, legato alla contrattazione individuale. Al contrario, nei grandi gruppi industriali dove la contrattazione integrativa e la presenza del sindacato sono consolidate, il divario scende all’8,3%. Il sistema normativo attuale non garantisce un reale equilibrio sui luoghi di lavoro. Ecco perché, sottolinea il segretario Michele De Palma, “se c’è un antidoto al veleno del gender pay gap è la contrattazione a fronte di un sistema normativo che non garantisce un reale equilibrio sui luoghi di lavoro”. De Palma ha espresso l’auspicio che la presidente del Consiglio Meloni guardi questi dati.

La Fiom ha chiesto di poter affrontare il bilancio e le proposte per cambiare la situazione. Il gap salariale, pur essendo un problema strutturale, richiede interventi concreti, come una contrattazione collettiva e l’applicazione corretta della direttiva europea sulla parità salariale. La situazione delle donne in fabbrica rimane un tema cruciale, che richiede attenzione e azioni mirate per ridurre le disparità di genere nel settore industriale.

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