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sabato 19 Settembre 2026

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Economia

La finanza sostenibile si evolve: da etichette a strumenti di transizione reale

L’evoluzione della finanza sostenibile in Italia e a livello internazionale, con focus su ESG, greenium e finanziamenti per la transizione climatica.

La finanza sostenibile sta attraversando un’evoluzione significativa, spostando l’attenzione dal semplice riconoscimento di etichette ESG a una concreta capacità di finanziare la transizione reale. L’ultimo pomeriggio della Sustainability Week in Borsa Italiana ha visto un dibattito intenso su come i mercati finanziari stanno riorganizzando strumenti e risorse per sostenere la resilienza climatica e la competitività dell’economia. Il mercato dei bond sostenibili ha raggiunto dimensioni strutturali significative, con circa 4.000 strumenti obbligazionari ESG quotati su Euronext, per un controvalore di 2 trilioni di euro. In Italia, ne sono quotati circa 700, come spiega Anna Marucci, Head of Debt and Funds Listing Italy, Euronext.

La nuova traiettoria della finanza sostenibile

La finanza sostenibile è diventata una componente strutturale dei mercati, ma pone nuove sfide: dalla credibilità degli strumenti ESG e dal rischio di greenwashing alla capacità di valorizzare nei prezzi la resilienza climatica. La transizione richiede inoltre di finanziare non solo ciò che è già green, ma anche il percorso verso la decarbonizzazione. Un primo quesito è se la finanza riconosce un premio per i titoli sostenibili. Ebbene sì, il mercato riconosce un valore, il cosiddetto “greenium”, per le emissioni delle aziende. Il premio di sostenibilità, misurato come differenziale di rendimento tramite obbligazioni sostenibili e le obbligazioni tradizionali, è significativamente negativo e rappresenta un beneficio per l’emittente nel settore corporate.

Strumenti finanziari per la transizione reale

Nonostante l’obiettivo di lungo termine debba essere quello di integrare la sostenibilità nella finanza ordinaria, i label rimangono oggi un passaggio imprescindibile per intercettare i capitali dedicati e soddisfare i vincoli normativi degli investitori. Nicole Della Vedova, Executive Finance Director di Snam, ha ricordato come l’obiettivo non debba essere semplicemente “mettere un’etichetta”, ma utilizzare la finanza come leva strategica per muovere capitali verso la transizione. In quest’ottica, i Sustainability-Linked Bond (SLB) rappresentano uno strumento di straordinaria efficacia, poiché legano direttamente il costo del debito societario al raggiungimento dei target di decarbonizzazione (Scope 1, 2 e 3), responsabilizzando l’intero management e incidendo in maniera tangibile sulla riduzione del costo del capitale.

La forte sensibilità degli investitori verso indicatori e KPI legati alla resilienza idrica è dimostrata dal caso del primo blue bond pubblico emesso in Italia da Acea, focalizzato sulla tutela della risorsa idrica e sul contrasto al fenomeno delle perdite lungo la rete. Giovanni Scotto di Freca, Head of Finance di Acea, ha sottolineato come il settore idrico necessiti di enormi investimenti infrastrutturali e come l’accoglienza del mercato, con richieste di oltre cinque volte superiori all’offerta, dimostri la forte sensibilità degli investitori verso indicatori e KPI legati alla resilienza idrica.

Finanziare le infrastrutture della transizione

L’ultima ora del workshop si è focalizzata sulle modalità concrete per trasformare gli imponenti fabbisogni infrastrutturali, dall’acqua ai trasporti, passando per l’energia, in progetti reali, finanziabili e aperti al capitale privato. Il nodo centrale non risiede unicamente nella disponibilità di risorse, ma nell’allocazione efficiente del rischio e nella capacità di creare strutture finanziarie bancabili. In questo contesto, la blended finance emerge come una leva rilevante. Carlo Maria Rossotto, Director International Cooperation and International Institutions di CDP, ha spiegato come l’utilizzo di garanzie pubbliche europee consenta di attivare capitali privati nei mercati emergenti, come nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa.

Attraverso programmi creati in sinergia con istituzioni internazionali come la FAO, gli strumenti di de-risking e l’assistenza tecnica permettono alle banche commerciali locali di finanziare progetti ad alto impatto sociale e ambientale che altrimenti verrebbero scartati per l’elevato profilo di rischio percepito. Sul piano nazionale ed europeo, il ruolo delle istituzioni di sviluppo si concretizza in soluzioni innovative a supporto delle grandi reti. Andrea Durante, Head of Unit Public Sector & Regulated Sector Italy della EIB, ha illustrato l’evoluzione degli strumenti di aggregazione, come l’esperienza degli hydrobond promossi con il Consorzio Viveracqua.

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