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venerdì 18 Settembre 2026

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Scienza

Nuova molecola individuata per contrastare metastasi e potenziare immunoterapia

Ricerca italiana identifica molecola IL-30 come bersaglio per contrastare metastasi e migliorare risposta immunitaria.

Una molecola, IL-30, potrebbe rappresentare un nuovo bersaglio per contrastare la formazione delle metastasi e potenziare l’immunoterapia. Due studi internazionali, guidati da Emma Di Carlo dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, hanno dimostrato che IL-30 è presente in concentrazioni molto elevate nelle metastasi rispetto ai tumori primari, contribuendo a disattivare i linfociti T e riprogrammare alcune cellule del microambiente tumorale, favorendo la migrazione delle cellule maligne verso organi come midollo osseo e polmoni. I risultati, pubblicati su riviste scientifiche, si basano su modelli preclinici e non dimostrano ancora l’efficacia nell’uomo.

IL-30 come bersaglio per contrastare l’esaurimento immunitario

Il primo studio ha analizzato il ruolo di IL-30 nella capacità del tumore di sottrarsi alla risposta immunitaria. I ricercatori hanno rilevato concentrazioni della molecola molto più elevate nelle metastasi rispetto ai tumori primari. IL-30 agisce disattivando i linfociti T e riducendo la produzione di molecole fondamentali per la risposta antitumorale, tra cui interferone-γ e TNF-α. I risultati indicano quindi IL-30 come un possibile bersaglio per contrastare l’esaurimento dei linfociti T e rafforzare la risposta immunitaria contro il tumore. La prospettiva indicata dai ricercatori è arrivare in futuro a combinare il blocco di IL-30 con immunoterapie già utilizzate, come la combinazione di nivolumab e relatlimab, nei pazienti con melanoma metastatico o non operabile. Questo approccio potrebbe migliorare l’efficacia delle terapie esistenti e offrire nuove opportunità di trattamento.

Meccanismo di diffusione del tumore e modelli avanzati

Il secondo studio ha ricostruito un altro meccanismo attraverso il quale IL-30 potrebbe favorire la diffusione del tumore. La molecola riprogramma i fibroblasti presenti nel microambiente tumorale, inducendoli a creare condizioni che agevolano la migrazione delle cellule maligne verso altri organi, tra cui il midollo osseo e i polmoni. Per studiare questo processo, il gruppo ha utilizzato piattaforme “organ-on-a-chip”, dispositivi microfluidici nei quali vengono integrati tumori biostampati in 3D e analisi multi-omiche.

Questi sistemi permettono di riprodurre e analizzare alcuni aspetti dell’interazione tra tumore e microambiente e vengono utilizzati dal gruppo anche con l’obiettivo di sviluppare modelli maggiormente personalizzati e ridurre il ricorso alla sperimentazione animale. La ricerca si inserisce in un percorso di studio precedente, in cui il gruppo ha già testato l’efficacia del blocco di IL-30 in modelli animali.

Obiettivo: sviluppare una nanomedicina di precisione

Il gruppo sta infatti lavorando, attraverso collaborazioni internazionali e con il supporto di partner farmaceutici, alla possibile traslazione clinica dei risultati. L’obiettivo dichiarato è sviluppare una nanomedicina di precisione diretta contro IL-30 e studiarne l’applicazione non soltanto nel melanoma e nel tumore della prostata, ma anche nei sottotipi più aggressivi di carcinoma mammario, compresi quelli HER2-positivi e triplo-negativi. “L’obiettivo finale – conclude Di Carlo – è offrire ai pazienti trattamenti personalizzati capaci di bloccare sul nascere la disseminazione metastatica, specialmente nei tumori a più alta aggressività”. La ricerca è stata condotta nel Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento e nell’Unità di Anatomia Patologica e Immuno-Oncologia del CAST, Center for Advanced Studies and Technology, della “D’Annunzio”, con il contributo di Cristiano Fieni, Simona Marchetti, Stefania Ciummo e Carlo Sorrentino.

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