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PMI europee in classifica: solo 5 italiane, Regno Unito e Norvegia in testa

La classifica delle 100 migliori PMI per cui lavorare in Europa, stilata da Great Place to Work, ha reso noto i risultati dell’edizione 2026. Tra i paesi partecipanti, il Regno Unito si piazza al primo posto con 13 aziende, seguito da Norvegia e Belgio, entrambi con 10 e 8 organizzazioni rispettivamente. L’Italia, pur con 5 aziende in classifica, si colloca al sesto posto, con un numero di partecipanti inferiore rispetto a paesi come Svezia, Danimarca e Olanda. La classifica, basata sul parere di oltre 1,5 milioni di collaboratori europei, ha evidenziato una forte presenza del settore Information Technology, che rappresenta il 37% delle aziende premiate.

Un settore dominante: l’information technology

Il settore Information Technology si conferma leader nella classifica, con il 37% delle aziende premiate. Seguono i servizi professionali (11%), i servizi finanziari e assicurazioni (10%), la sanità (4%), l’educazione e formazione, l’edilizia e l’immobiliare (3% ciascuno). Tra le aziende italiane, la migliore è GalileoLife, una realtà pugliese che supporta i farmacisti italiani nell’ambiziosa missione di ristrutturare il concetto di farmacia, rendendola un punto di accesso prioritario e accessibile per la salute, il benessere e i servizi avanzati. Le aziende vengono valutate anche in base alla loro capacità di creare un ambiente di lavoro “For All”, in cui tutte le persone si sentono accolte e valorizzate, indipendentemente dal ruolo o dal background. Questo approccio, che punta su fiducia, responsabilità condivisa e valorizzazione delle persone, rappresenta una sfida per le PMI italiane, ma anche un’opportunità per trasformare le esperienze eccellenti in una cultura diffusa.

Le aziende italiane in classifica

Le cinque aziende italiane in classifica si collocano tra i 25° e i 63° posti. Tra di esse, GalileoLife occupa il 25° posto, mentre altre come Jet HR, Aton Group, Reverse e Vianova seguono con posizioni comprese tra il 50° e il 63°. Queste aziende, pur non riuscendo a raggiungere i primi posti, dimostrano una capacità di costruire ambienti di lavoro innovativi e inclusivi, in un contesto nazionale in cui l’ascolto e il supporto ai collaboratori non sono ancora una priorità diffusa.

“Le cinque realtà italiane presenti in classifica dimostrano però che, anche in un contesto nazionale dove l’ascolto e il supporto ai collaboratori non sono ancora una priorità diffusa, è possibile costruire organizzazioni capaci di distinguersi”, ha spiegato Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia. “Sono imprese che rompono gli schemi di una cultura organizzativa ancora troppo legata al controllo e alla gerarchia, puntando invece su fiducia, responsabilità condivisa e valorizzazione delle persone. La vera sfida ora è trasformare queste esperienze eccellenti in una cultura diffusa tra le piccole e medie imprese del Paese.”

La classifica premia le 100 migliori realtà lavorative europee, in rappresentanza di ben 21 paesi, certificate come Great Place To Work e con un numero di collaboratori nel Vecchio continente compreso tra 50 e 499. Questo riconoscimento si basa sui dati e le opinioni raccolte rispetto alle esperienze vissute dai collaboratori europei in materia di fiducia, innovazione, valori aziendali e leadership.

Matteo Colono

Si occupa di esteri e politica internazionale e segue gli scenari globali con un linguaggio chiaro.

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