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L’economista: Stop alle flat tax e sgravi fiscali che frenano i salari

L’economista Michele Raitano, ordinario di Politica economica alla Sapienza e membro dell’European Social Policy Network, ha espresso preoccupazioni sull’ennesimo ricorso alla leva fiscale per affrontare problemi strutturali come la mancata crescita dei salari. Secondo Raitano, le misure fiscali attuali, come la flat tax e gli sgravi fiscali, non solo non risolvono i problemi, ma potrebbero peggiorare la situazione, creando disuguaglianze e riducendo la pressione contrattuale sui salari.

Flat tax e sgravi fiscali: un abominio per l’equità

La flat tax, introdotta per i rinnovi contrattuali e ora estesa a nuove categorie, ha suscitato critiche per la sua iniquità. Raitano ha sottolineato che avere aliquote differenti per dipendenti e autonomi con lo stesso reddito è un abominio. Questo sistema, inoltre, incentiva a mantenersi sotto soglia dichiarando di meno, creando ulteriore confusione e aumentando le disparità. L’Irpef, che è diventata un’imposta specifica sul lavoro dipendente, non copre più tutto il reddito da lavoro dipendente, con trattamenti differenziati per salari di produttività, straordinari e altre categorie.

Le flat tax creano disuguaglianze e riducono l’equità fiscale.

Secondo Raitano, gli sgravi fiscali possono frenare la crescita dei salari. Se il netto aumenta per effetto di uno sgravio fiscale, le imprese possono aumentare meno il lordo, sapendo che i lavoratori avranno comunque un vantaggio sul netto. Questo fenomeno ha già avuto effetti negativi tra 2019 e 2024, quando i salari lordi in media hanno perso il 18%. La pressione negoziale sui salari si riduce, e i salari reali si riducono ulteriormente a causa dell’inflazione.

Le conseguenze sugli stipendi e sul sistema contributivo

Salari bassi e carriere discontinue significano anche, con il sistema contributivo, assegni più bassi. Chi ha avuto una carriera debole e avrebbe più difficoltà a lavorare fino a 67, 68 o 70 anni rischia di non raggiungere la soglia per l’uscita anticipata. Le soglie previste per poter uscire sono molto alte: oggi si parla di 3,2 volte l’assegno sociale, circa 1.800-1.900 euro lordi al mese. Questo crea ulteriore disuguaglianza e riduce le opportunità per chi ha avuto una carriera discontinua.

Le soglie per l’uscita anticipata sono troppo alte e penalizzano i lavoratori con carriere deboli.

Raitano ha anche sottolineato che la crescita del part-time e la mancanza di politiche industriali sono legate alla mancanza di incentivi alle imprese a ridurre il costo del lavoro e alla mancanza di controlli. L’esplosione del part-time è legata al “grigio”, cioè imprese che dichiarano meno ore di quelle effettivamente lavorate. Questo può significare qualche soldo in più oggi per il lavoratore, ma meno diritti e meno contributi, oltre a minori entrate per lo Stato. La previdenza complementare, proposta come soluzione, non è una risposta adeguata per chi ha poche risorse. La pensione di garanzia, invece, potrebbe integrare l’assegno sulla base degli anni lavorati e dei contributi versati, incentivando chi ha avuto una carriera più lunga e regolare. Raitano ha ribadito che la pensione di garanzia dovrebbe essere una misura prioritaria per ridurre le disuguaglianze e migliorare la redistribuzione.

Arianna Pera

Scrive di costume, lifestyle e benessere, cercando il lato pratico e curioso dell’attualità.

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