La vendemmia 2026 del Primitivo di Manduria si è conclusa con un bilancio positivo sul piano qualitativo, ma con un nodo ancora aperto: il valore delle uve. Le uve sono state considerate sane, mature e caratterizzate da elevate gradazioni, ma la produzione ha registrato un calo del 20% rispetto all’anno precedente. Il Consorzio di Tutela ha sottolineato che si tratta di indicatori differenti: l’aumento dei volumi imbottigliati rappresenta un segnale positivo per la capacità commerciale della denominazione, ma non determina automaticamente un incremento del prezzo delle uve.
La crescita dei volumi imbottigliati non ha seguito il valore delle uve. Il Consorzio ha evidenziato che la crescita dei volumi imbottigliati, che ha registrato un incremento del 6% per il Primitivo Igp e del 12,6% per il Primitivo di Manduria Dop, non è ancora accompagnata da un analogo incremento del valore riconosciuto alle uve. «La qualità della vendemmia 2026 deve trovare un adeguato riconoscimento economico», ha sottolineato il Consorzio, ricordando che «dietro ogni grappolo ci sono lavoro, investimenti, competenze e sacrifici». L’obiettivo è trasformare la crescita commerciale in crescita del valore, con benefici lungo l’intera filiera.
Un percorso per evolvere senza perdere identità
Il settore vitivinicolo sta affrontando cambiamenti legati al clima, ai consumi e ai mercati. In questo contesto, il disciplinare del Primitivo di Manduria può accompagnare l’evoluzione della denominazione, quando cambiano le condizioni produttive e le esigenze del mercato. «Evolvere non significa perdere identità», ha sottolineato il Consorzio. In questa prospettiva si inserisce anche il percorso relativo all’introduzione del Primitivo di Manduria nella tipologia rosato, con l’obiettivo di ampliare l’offerta e intercettare nuovi segmenti di mercato mantenendo il legame con il territorio.
La raccolta ha iniziato in anticipo a causa delle alte temperature. La raccolta è iniziata in anticipo rispetto alle consuete tempistiche, anche a causa delle alte temperature estive, che hanno accelerato il ciclo vegetativo senza compromettere lo stato sanitario delle uve. Le prime valutazioni indicano un’annata di livello medio-alto, con prospettive interessanti per vini caratterizzati da struttura, concentrazione e intensità aromatica. Il Consorzio ha anche sottolineato l’importanza di evitare contrapposizioni tra le diverse componenti della filiera e creare condizioni nelle quali produttori di uva, trasformatori e imbottigliatori possano concorrere alla crescita del Primitivo di Manduria.
Strumenti per un equilibrio tra produzione e domanda
La gestione dell’offerta rappresenta un altro punto della strategia del Consorzio. Tra gli strumenti già adottati figura la sospensione delle nuove iscrizioni allo schedario viticolo fino al 2030, insieme alla fascetta di Stato, alle attività di tutela e vigilanza e alle iniziative per una conoscenza più precisa delle superfici vitate. Il Consorzio sta inoltre valutando ulteriori strumenti per le prossime campagne produttive, con l’obiettivo di ricercare un maggiore equilibrio tra produzione e domanda. La vendemmia 2026 consegna così una denominazione che può contare su una buona qualità delle uve e su segnali di crescita, ma che deve ancora affrontare la questione della distribuzione del valore lungo la filiera. «Le contrapposizioni non aiutano la denominazione. Produzione, trasformazione e imbottigliamento sono parti della stessa filiera e condividono lo stesso futuro», conclude il Consorzio.



