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sabato 19 Settembre 2026

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Esteri

Aerei italiani colpiti in Arabia Saudita: «Siamo in guerra ma il Quirinale non lo sa»

Aerei italiani colpiti in Arabia Saudita: tensione e critiche al governo.

L’Italia è in guerra, ma il Quirinale non lo sa. È questa la frase che ha scatenato un dibattito acceso dopo che un caccia italiano è stato colpito in Arabia Saudita. L’evento, avvenuto nella notte tra il 17 e il 18 settembre, ha messo in luce la presenza di 700 militari italiani in zona, diventati obiettivo dell’Iran. La missione, iniziata nel 2014, è stata rafforzata nel 2024 con un codicillo che ha permesso lo spostamento di forze in un’area già sotto missione autorizzata. Ma la situazione è diventata più complessa dopo l’attacco.

La missione in Medio Oriente e i rischi

La task force Air-Arabia, con 400 militari in base saudita, è parte di un’operazione più ampia che include anche una porzione della Land, composta da almeno 260 uomini provenienti da Arabia, Bahrein ed Emirati. Questi ultimi dispongono di una batteria missilistica Samp/T, due radar Kronos e una batteria di cannoni Skynex. In totale, i 700 uomini italiani si trovano sotto la mira di Teheran, con rischi crescenti per la loro sicurezza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato ad agosto che i militari italiani sono nel Golfo per la missione Inherent Resolve contro l’Isis. Tuttavia, la situazione si è evoluta con l’entrata in guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran. Mentre il governo Meloni ha deciso di spostare il contingente nella base di Tàif, al confine con lo Yemen, senza passare dal Parlamento, il dibattito si è acceso su chi abbia autorizzato questa decisione.

La guerra non è ufficialmente riconosciuta, ma i rischi sono reali. Il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ha lanciato un attacco al governo, chiedendo: «Perché l’Italia partecipa alla guerra di USA e Israele con l’Iran, visto che Giorgia Meloni aveva detto di non essere d’accordo? E chi l’ha autorizzata, visto che il Parlamento è all’oscuro di tutto?». Le domande non sono state risposte, e l’opposizione ha sottolineato come non si possa trasformare una missione di pace in una missione di guerra.

Le scelte strategiche e le critiche

La situazione si complica ulteriormente con l’annuncio di Crosetto di voler inviare una seconda fregata a Bab el-Mandeb, sfidando l’UE. Questo passo ha suscitato preoccupazioni, soprattutto per il rischio di esporre soldati e navi alle rappresaglie sciite. «Quando ce ne andremo di lì, sarà sempre troppo tardi», ha detto un esponente dell’opposizione. La presenza italiana in zona è un fattore di rischio crescente. Mentre i mercantili italiani continuano a passare attraverso lo stretto, la situazione rimane tesa. L’Italia, pur essendo coinvolta in un conflitto, non ha ancora riconosciuto formalmente di trovarsi in guerra. Il Quirinale, con il presidente Sergio Mattarella, sembra essere a conoscenza solo parzialmente della situazione, alimentando ulteriore tensione.

La guerra nel Medio Oriente continua a coinvolgere l’Italia in modo crescente, con rischi sempre più elevati per i suoi militari. La questione non è solo di sicurezza, ma anche di trasparenza e responsabilità politica. Il dibattito pubblico si intensifica, e il governo dovrà rispondere a domande che riguardano non solo la strategia militare, ma anche la legittimità delle sue scelte.

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