La preside Cristina Costarelli dell’Its Galilei di Roma, presidente dell’Anp Lazio, ha lanciato un allarme su un fenomeno in crescita: i ragazzi che portano coltelli a scuola. “Il metal detector serve ma non da solo”, ha sottolineato, spiegando che le misure di sicurezza non bastano da sole. L’emergenza, che si fa sentire in diversi casi drammatici e accuse delle famiglie, coinvolge non solo la scuola, ma anche la società intera.
Secondo i dati del Cnr-Espad Italia, nel 2025 quasi 90mila adolescenti hanno usato un’arma per ottenere qualcosa, con i coltelli in prima linea. La preside ha spiegato che molti dei ragazzi che compiono azioni di questo tipo sono i più fragili, spesso vittime di un mondo in cui si sentono abbandonati. “La scuola non può essere la soluzione ai mali del mondo”, ha ricordato, ma deve agire con strumenti integrati. Le famiglie spesso non reagiscono in modo positivo. La preside ha spiegato che, quando si ricevono segnali di disagio, spesso i genitori negano o si oppongono. “Per fortuna la maggior parte ringrazia e collabora”, ha detto, ma ci sono anche due reazioni negative: la negazione e l’aggressività.
La scuola, attraverso psicologi e docenti, cerca di intercettare i segnali di disagio. “L’ascolto serve, ma non è un strumento magico”, ha detto la preside, spiegando che le ore dedicate al supporto psicologico sono spesso insufficienti. Anche il metal detector, sebbene utile, non è una soluzione completa. “Sette studenti su 10 sarebbero favorevoli a un metal detector mobile”, ha riferito, ma la sua installazione richiede una gestione complessa, soprattutto in istituti con oltre 1.500 studenti.
La scuola deve agire con empatia e buon senso. “Bisogna fare il tentativo di mettersi dalla parte di chi arriva a scuola con una buona dose di aggressività”, ha detto, ricordando che la maggior parte dei ragazzi ha una profondità buona, ma si trova in situazioni in cui non ha le difese necessarie. La preside ha anche sottolineato l’importanza di un approccio integrato. “Dobbiamo mettere insieme tutte le armi che abbiamo. Non sono risolutivi da soli metal detector o psicologo, leggi, sanzioni o esperti dall’esterno come poliziotti o carabinieri, molto importanti per fare formazione”.
Il medico e pedagogista Alberto Pellai ha scritto un libro che è una sintesi educativa e un invito accorato rivolto a ragazzi e genitori: “Esci da quella stanza”. L’obiettivo è creare un ambiente in cui i ragazzi si sentano supportati e non abbandonati. La scuola deve continuare a lavorare con strumenti e formazione per affrontare un mondo in cui la criminalità si evolve in forme sempre più occulte.
Evento benefico a Genova con 200 atleti e campione olimpico per raccolta fondi per l'Istituto…
Il GS Le Torri celebra 50 anni di sport e inclusione con una festa a…
Iniziativa per genitori e figli sull'uso consapevole del digitale, con incontri e laboratori a Fratta…
Confartigianato chiede di preparare le imprese locali prima delle gare per sfruttare al meglio i…
Il Gruppo Acrobatico di Tangeri presenta un'opera che unisce tradizione e contemporaneità al Roma Europa…
Monte Sant’Angelo celebra San Michele Arcangelo con eventi, musica e iniziative dedicate all’inclusione