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Alzheimer, in Italia almeno 600mila pazienti: diagnosi precoce e nuove terapie cambiano la lotta alla malattia

La malattia di Alzheimer, la causa più frequente di demenza, colpisce in Italia almeno 600mila pazienti, con un totale di circa 1,2 milioni di persone con demenza tra gli over 65 anni. I dati, forniti dall’Istituto superiore di sanità e ricordati dalla Società italiana di neurologia (Sin) in occasione della Giornata mondiale dell’Alzheimer, sottolineano come la diagnosi precoce e le nuove terapie stiano trasformando la lotta contro la malattia. La Sin ha sottolineato l’importanza di riconoscere l’Alzheimer come una malattia neurodegenerativa complessa, non una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento, e di affrontarla il prima possibile.

Prevenzione e diagnosi precoce al centro della strategia

Secondo la Sin, circa la metà dei casi di Alzheimer è potenzialmente evitabile o ritardabile attraverso comportamenti modificabili. La Commissione permanente di The Lancet ha individuato 14 fattori di rischio modificabili, tra cui ipertensione, diabete, fumo, inattività fisica e isolamento sociale. Controllare pressione, colesterolo e zucchero, non fumare, svolgere attività fisica regolare e mantenere relazioni sociali sono solo alcuni degli strumenti raccomandati per proteggere la salute del cervello. La prevenzione, sottolinea Mario Zappia, presidente della Sin, deve accompagnare l’intera vita, e non solo l’età avanzata. La diagnosi precoce è cruciale per migliorare la prognosi e la qualità di vita. La Sin ha sottolineato che l’arrivo di queste nuove opportunità rende necessario ripensare l’intero percorso assistenziale. La disponibilità dei farmaci deve essere accompagnata dalla capacità di individuare la malattia nelle sue fasi iniziali, con un’importanza cruciale per la diagnosi precoce.

Le nuove terapie e il cambiamento del paradigma

Negli ultimi anni, la ricerca ha compiuto importanti progressi, con terapie in grado di intervenire sui meccanismi biologici della malattia e potenzialmente rallentarne la progressione. Non si tratta ancora di una cura definitiva, ma di un cambio di paradigma che fino a pochi anni fa sembrava irraggiungibile. La Sin ha sottolineato che la neurologia sta vivendo una “rivoluzione silenziosa” nel modo di concepire la salute del cervello.

La prevenzione deve accompagnare l’intera vita, non solo l’età avanzata. La Sin ha anche sottolineato che se fino a pochi anni fa il neurologo interveniva soprattutto quando la malattia si era già manifestata, oggi i progressi della ricerca stanno orientando sempre più la neurologia verso prevenzione, diagnosi precoce e medicina di precisione. Questi cambiamenti rappresentano un passo avanti significativo nella lotta contro l’Alzheimer, ma richiedono una maggiore consapevolezza e una rete assistenziale più efficace.

L’impatto della malattia non riguarda solo i pazienti, ma anche famiglie, caregiver, servizi sanitari e sistema sociale. L’impatto economico delle demenze in Italia è valutato in circa 23 miliardi di euro all’anno, con il 63% dell’onere a carico delle famiglie. La Sin invita a rivolgersi allo specialista neurologo quando compaiono sintomi nuovi o non spiegabili, come disturbi della memoria, del linguaggio o del comportamento, evitando di attribuirli automaticamente all’età o alla stanchezza.

Alessandro Santandrea

Guida la redazione e ne definisce la linea. Segue in prima persona i temi di attualità e cronaca, con attenzione ai fatti verificati e alla chiarezza.

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