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sabato 19 Settembre 2026

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Ambiente

La caccia a qualunque costo mette a rischio l’equilibrio ambientale

La caccia a qualunque costo mette a rischio l’equilibrio ambientale, con 16 regioni che autorizzano deroghe per la stagione venatoria 2026/27.

La stagione venatoria 2026/27 e l’impatto crescente sull’ambiente

La stagione venatoria 2026/27 si apre con un quadro di tensioni e preoccupazioni per l’impatto ambientale della caccia. Nonostante il caldo record e la siccità abbiano stressato le popolazioni di molte specie, 16 regioni italiane hanno autorizzato deroghe per consentire alcune giornate suppletive di caccia ad inizio settembre, soprattutto per specie migratorie come tortore e colombacci. Questa decisione, pur se legata a una tradizione radicata, solleva interrogativi su un’attività che, a giudizio di molti, si sta allontanando sempre di più dall’equilibrio ambientale. La caccia a qualunque costo, come sottolineato da ambientalisti e esperti, rappresenta un rischio crescente per i nostri ecosistemi.

Proposte legislative che peggiorano la situazione

La proposta di legge n. 2984, in esame in commissione agricoltura della Camera dei Deputati, contiene numerose modifiche che potrebbero aggravare l’impatto della caccia. Tra le proposte, si segnala la liberalizzazione ulteriore dell’impiego dei richiami vivi, la riduzione delle superfici dedicate a parchi naturali e l’autorizzazione dei visori notturni, vietati dalla Convenzione di Berna. Queste misure, se approvate, potrebbero aumentare il rischio di distruzione degli ecosistemi e ridurre la protezione delle specie protette. Inoltre, la legge prevede l’apertura alla caccia delle foreste demaniali e l’abolizione dell’attuale scelta obbligatoria tra tre forme di caccia, esasperando il nomadismo venatorio.

La liberalizzazione della caccia potrebbe portare a un aumento del bracconaggio e della distruzione degli habitat. Molte specie tuttora cacciabili, come l’Allodola, la Pernice bianca e la Tortora selvatica, sono in drastico declino. Al contempo, la vigilanza venatoria provinciale si trova ai minimi storici, dopo le riduzioni operate nel 2015 con il Decreto Madia e la mancanza di ripristino degli organici. I Tar di Veneto, Piemonte e Sicilia hanno già sospeso alcune parti dei calendari venatori regionali, a seguito di ricorsi del mondo ambientalista per l’immotivata elusione dei pareri scientifici obbligatori dell’Ispra. Questo scenario indica una mancanza di controllo e di rispetto per le normative ambientali.

La riduzione della vigilanza e l’assenza di controlli scientifici mettono a rischio la conservazione delle specie. In questi giorni, la maggioranza di centrodestra spinge in commissione agricoltura della Camera dei Deputati per proseguire l’esame a ritmi forzati della proposta di legge n. 2984. L’attività di caccia, a giudizio di molti, si sta trasformando in un passatempo anacronistico, disprezzato dalla maggioranza degli italiani. Tuttavia, è sostenuta da piccole lobby sempre più arroganti e capricciosi, che ricevono sostegno dall’industria armiera. Questa dinamica ha portato a una forma di caccia a qualunque costo, che si presenta come un corpo estraneo alla ruralità e un’attività in contrasto con i principi di conservazione e sostenibilità ambientale.

La caccia a qualunque costo reclamata da piccole lobby sempre più arroganti e capricciosi, smaccatamente sostenute dall’industria armiera, è sempre più insostenibile per i nostri ecosistemi, consolidandosi come corpo estraneo alla ruralità, oltre che come passatempo anacronistico disprezzato dalla maggioranza degli italiani.

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