La crescente domanda di raffreddamento per i data center sta portando a un uso crescente di PFAS, sostanze chimiche persistenti e tossiche, come alternativa all’acqua. Questo fenomeno, sottolineato da un rapporto di ChemSec, ha suscitato preoccupazioni ambientali e sanitarie, con organizzazioni che chiedono maggiore controllo su queste sostanze. I grandi produttori chimici, tra cui Daikin, Arkema e Chemours, stanno aumentando la produzione di PFAS per rispondere alle esigenze dei data center e dei semiconduttori. La sostituzione dell’acqua con PFAS, sebbene efficiente, potrebbe aprire nuovi fronti di inquinamento.
PFAS e il loro impatto ambientale
Le sostanze per- e polifluoroalchiliche, note come PFAS, sono utilizzate per il loro elevato potere termico e resistenza chimica. Tuttavia, la loro persistenza nell’ambiente e nel corpo umano ne rende l’uso problematico. Secondo un’analisi di ChemSec del 2023, i principali produttori mondiali di PFAS hanno generato circa 4 miliardi di dollari di profitti nel 2022, a fronte di costi sociali stimati in circa 17.500 miliardi di dollari l’anno, tra spese sanitarie, bonifiche e contaminazione delle acque. Le sostanze sono ormai presenti nell’organismo umano, con il 97% degli americani che ne ha rilevato la presenza nel sangue, secondo la National Health and Nutrition Examination Survey.
La crescita dei data center e il loro consumo d’acqua
La costruzione dei data center sta crescendo rapidamente, con il loro numero passato da meno del 5% a quasi il 46% delle costruzioni private negli ultimi dieci anni. Secondo uno studio del 2026 della Building Owners and Managers Association (BOMA), i data center rappresentano quasi il 46% delle costruzioni private, rispetto a meno del 5% di dieci anni prima. La spesa per la loro costruzione è cresciuta da 1,8 miliardi di dollari nel 2014 a 41,1 miliardi lo scorso anno. Questo aumento ha reso necessario l’uso di sostanze chimiche come i PFAS per il raffreddamento, in alternativa all’acqua, ma ha anche aperto nuovi rischi ambientali.
La crescita dell’intelligenza artificiale, che sta accelerando lo sviluppo dei data center, potrebbe ulteriormente aumentare la domanda di PFAS, proprio perché le infrastrutture richiedono sistemi sempre più efficienti per dissipare il calore. Daikin, Arkema e Chemours stanno ampliando la produzione di PFAS per rispondere a questa domanda, con Chemours che ha affermato di aver accelerato i propri investimenti per migliorare il controllo delle emissioni. Nonostante i rischi, i PFAS restano utili per la produzione di semiconduttori, apparecchiature industriali e sistemi di raffreddamento, grazie alla loro resistenza chimica e al loro potere termico.
A luglio, 17 organizzazioni ambientaliste hanno presentato una lettera all’EPA, chiedendo di respingere la richiesta di Chemours di accelerare l’approvazione del PFAS Opteon 2P50, destinato al raffreddamento dei data center. Le associazioni sostengono che Chemours avrebbe sottovalutato i rischi sanitari e climatici della sostanza e che le prove tossicologiche disponibili sono insufficienti. Secondo la lettera, un data center hyperscale può contenere centinaia di serbatoi di fluido dielettrico, e un piccolo rilascio di Opteon 2P50 potrebbe causare un impatto significativo sull’ambiente. Chemours ha respinto queste preoccupazioni, sostenendo che il sistema funziona in “circuito chiuso” e che la quantità di gas dispersa è limitata.
La stessa resistenza che rende i PFAS problematici li rende anche molto utili nella produzione di semiconduttori, nelle apparecchiature industriali e nei sistemi di raffreddamento. In Francia, il tema dei PFAS è arrivato in tribunale, con 192 cittadini e quattro organizzazioni ambientaliste che hanno avviato una causa contro Arkema e Daikin per presunti casi di inquinamento da PFAS. Daikin ha affermato di aver “accelerato i propri investimenti” dal 2022 per migliorare il controllo delle emissioni di PFAS.



