Il Festival della Sicurezza 2026, svoltosi a Cagliari il 18 e 19 settembre, ha visto il confronto tra istituzioni, intelligence, magistratura e industria su temi di sicurezza internazionale. L’evento, promosso dalla Fondazione Vittorio Occorsio ETS, ha affrontato le sfide moderne come le guerre ibride, la criminalità organizzata e l’evoluzione delle tecnologie. Tra i temi dibattuti, la necessità di una cultura della sicurezza senza steccati ideologici, la gestione delle minacce ibride e l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle istituzioni.
La sicurezza come cultura
Vittorio Occorsio, co-fondatore della Fondazione, ha sottolineato che la sicurezza è un fatto culturale, che deve andare oltre le divisioni politiche e la propaganda del momento. «Occorre una cultura della sicurezza, senza steccati ideologici, perché è in gioco la difesa di ciascuno di noi», ha dichiarato, nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario dell’assassinio del magistrato. L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti del Parlamento, dell’intelligence, della magistratura, delle forze di polizia, dell’università, dell’industria della difesa, del sistema bancario e dell’informazione.
Le sfide della sicurezza internazionale
Il generale Carlo Zontilli, vicedirettore dell’AISE, ha definito l’intelligenza artificiale un moltiplicatore di capacità ormai irrinunciabile, a condizione che il Paese ne disponga in forme che ne garantiscano l’indipendenza. Lorenzo Guerini, presidente del COPASIR, ha descritto un ordine internazionale «lacerato», nel quale la supremazia occidentale non è più riconosciuta e il salto tecnologico opera da amplificatore delle crisi. «Siamo l’unico Paese del G7 che non si è ancora dotato di una strategia di sicurezza nazionale», ha ricordato, dando conto del confronto che ha condotto all’adozione di un DPCM in materia.
Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia, ha affermato che «il confine tra sicurezza interna ed esterna esiste ancora nei nostri organigrammi, ma non esiste più nella realtà». Per lei, le mafie si muovono ormai come holding e i porti sono il luogo in cui geopolitica e criminalità organizzata si incontrano. Hanno proposto di rendere interoperabili le banche dati, di estendere la prevenzione amministrativa e collaborativa ai settori tecnologici e strategici e di trattare i porti come infrastruttura di sicurezza nazionale. Roberta Pinotti, presidente della Fondazione del Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, ha insistito sulla necessità che la produzione di regole tenga il passo della tecnologia, dal cyber allo spazio fino ai fondali, attraverso i quali transita la quasi totalità delle connessioni. Il Polo è stato presentato come modello di integrazione fra civile e militare e fra pubblico e privato. Emanuela Trentin (Veolia Italia) ha proposto l’autonomia energetica dei singoli siti sensibili, a partire da ospedali, caserme e basi.
Il Festival ha visto anche il dibattito su temi come la difesa europea, la capacità produttiva e la scelta tra una difesa realmente europea e una mera somma di difese nazionali. Alessandro Ercolani (Rheinmetall Italia) ha posto il tema della capacità produttiva e della scelta fra una difesa realmente europea e una mera somma di difese nazionali. Emilio Gisondi (Defence Tech) ha indicato nella sovranità tecnologica, dalla data intelligence alla crittografia resistente al calcolo quantistico, e in un procurement adeguato ai tempi della minaccia le priorità del settore.
La seconda giornata è stata dedicata a formazione, etica e leadership nelle istituzioni della sicurezza, con il dialogo fra mons. Gian Franco Saba, Ordinario Militare per l’Italia, e Luigi Zanda. Raccogliendo un invito emerso nel corso dei lavori, la Fondazione Vittorio Occorsio elaborerà un policy paper che sintetizza le analisi e le proposte del Festival e che sarà messo a disposizione delle istituzioni competenti. Le registrazioni integrali delle due giornate sono disponibili sul canale YouTube della Fondazione.



