Il 20 settembre 2026, durante il festival Lector in fabula, Piero Martin e Gigi Riva hanno discusso il tema del rapporto tra scienza e potere, partendo dall’opera di Bertolt Brecht su Galileo. Martin, ordinario di Fisica sperimentale all’università di Padova e direttore di ricerca per la fisica del progetto italiano sulla fusione nucleare, e Riva, giornalista e scrittore, hanno affrontato questioni complesse come l’etica della scienza, il rischio di abuso del potere e la responsabilità degli scienziati. Il dibattito ha toccato temi come l’intelligenza artificiale, la bomba atomica e la diffidenza verso la scienza.
La scienza e il potere: un rapporto fragile
La scienza, come ha sottolineato Riva, entra sempre più nelle dinamiche della vita quotidiana, ma spesso viene messa in discussione. L’emergenza climatica, l’energia, la salute e le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale e i droni sono esempi di come la scienza influenzi il presente. Tuttavia, Martin ha ricordato che non sempre la scienza è accettata: «Chi si rifiuta di guardare i cambiamenti climatici si comporta come i membri del Sant’Uffizio», ha detto, riferendosi al contesto storico di Galileo.
La scienza non è neutrale, ma un motore di cambiamento.
La scienza, secondo Martin, non può essere disgiunta dal coraggio. «Essa tratta del sapere che è prodotto del dubbio e col procacciare dubbi su ogni cosa tende a destare il dubbio in tutti», ha affermato, citando Brecht. Riva ha sottolineato come la diffidenza verso la scienza arrivi spesso dal basso, a causa dell’ignoranza o della disinformazione. «La credulità è frutto di ignoranza», ha detto, aggiungendo che la diffidenza non è sempre giustificata.
Galileo e il dubbio come strumento di progresso
Il dibattito ha ripercorso la figura di Galileo, visto come simbolo del dubbio e della ricerca della verità. «Dove sono i buoi la stalla è sporca ma il vantaggio viene dalla forza del bue», ha citato Martin, riferendosi al famoso aforisma di Galileo. L’abiura di Galileo, come ha spiegato Riva, non è stata un atto di sottomissione, ma una prova di umanità. «Ha paura di essere torturato, di morire», ha detto, ricordando come Galileo abbia dovuto rinunciare alla sua visione per sopravvivere.
Il dubbio è la base del progresso scientifico.
La scienza, come ha sottolineato Riva, non è mai stata priva di rischi. «Non ci si può dimenticare come si fabbrica una bomba atomica o come si fa l’intelligenza artificiale», ha detto, ricordando come le scoperte possano essere utilizzate in modi pericolosi. Tuttavia, Martin ha sottolineato che non si può fermare il progresso scientifico. «La nostra responsabilità consiste nel rendere noti i rischi all’opinione pubblica», ha detto, aggiungendo che la scienza deve essere un strumento di pace e di benessere.
La scienza e la società: un dialogo necessario
Riva ha chiesto se la società tenda a dimenticare i Lumi, e Martin ha risposto che è faticoso fare i conti con la complessità. «Richiede il farsi carico della complessità, rinunciare a soluzioni preconfezionate», ha detto, aggiungendo che convivere con l’errore e il dubbio è un passo necessario per la crescita. «Non è semplice, perché talvolta bisogna sporcarsi le mani», ha detto, ricordando che «le mani meglio sporche che vuote». Il dibattito ha concluso con un invito a credere nel futuro e a non avere paura. «La ragione ha vinto, non io», ha detto Martin, riferendosi all’ultima frase di Galileo. La scienza, come ha sottolineato Riva, deve essere un’arma di pace e di progresso, non un strumento di potere. «La scienza non ha l’ultima parola, ma dobbiamo rimanere ottimisti», ha detto Martin, concludendo che il futuro dipende dal coraggio di guardare oltre.



