Nelle prime settimane del nuovo anno scolastico, l’ingresso in classe di un insegnante di sostegno accanto a un alunno con disabilità dovrebbe rappresentare la normalità di una scuola inclusiva. Tuttavia, un post condiviso su Instagram da un docente noto come @poetasenzanomeecognome ha sollevato dibattiti e tensioni tra docenti di materia e di sostegno, evidenziando una resistenza culturale ancora presente. L’esperienza raccontata mostra come alcuni docenti di materia non gradiscano la presenza del collega di sostegno in aula, portando a dinamiche di collaborazione non sempre ottimali.
Il post ha suscitato reazioni significative tra docenti, educatori e precari, con un divario tra scuole primarie e secondarie. Nella primaria, la figura del docente di sostegno è spesso vista come una risorsa fondamentale per la gestione della classe, anche per alunni non certificati. Al contrario, nelle scuole secondarie, la co-docenza è spesso percepita come un’intrusione o un controllo sul lavoro del docente curricolare. Molti docenti di sostegno hanno condiviso frasi e atteggiamenti discriminatori che continuano a subire da colleghi di materia, come “è il tuo alunno” o “è meglio se lavorate fuori dall’aula”.
La collaborazione deve diventare un obiettivo condiviso.
Il docente autore del post ha risposto senza sconti, sottolineando che i tempi delle classi differenziali sono finiti da tempo. “I docenti disciplinari e di sostegno lavorano insieme in classe, mentre gli studenti con disabilità si integrano con i compagni. Se ti vergogni della tua lezione o ti sto antipatico, il problema è tuo: dobbiamo collaborare, perché questa è la scuola dell’inclusione.” La sua posizione ha trovato sostegno da parte di molti colleghi, che hanno condiviso le sue parole e chiesto un cambiamento nella cultura scolastica.
Dalla discussione è emerso un forte richiamo per una formazione obbligatoria su didattica inclusiva e strategie per DSA/BES, non più limitata ai docenti specializzati. Molti utenti hanno sottolineato che i corsi non dovrebbero essere un’esclusiva, ma un requisito d’aggiornamento permanente per tutti gli insegnanti disciplinari. Inoltre, è stato ricordato che l’alunno con disabilità è a tutti gli effetti un membro del consiglio di classe, e non è affidato esclusivamente al docente di sostegno.
La formazione è un passo necessario per migliorare la collaborazione.
Nonostante le proposte, la compresenza del docente di sostegno in classe è ancora percepita da alcuni come una supervisione fastidiosa, piuttosto che un’opportunità di arricchimento metodologico. Fino a quando questa visione non cambierà, l’inclusione rischierà di rimanere una conquista solo sulla carta. La collaborazione tra docenti di materia e di sostegno deve diventare un obiettivo condiviso, non un’opzione marginale.
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