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sabato 19 Settembre 2026

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Esteri

Ingegnere a Cambridge: “In Italia mi proposero di pagarmi sottobanco, qui ringraziano per il lavoro che faccio”

Ingegnere a Cambridge racconta esperienza di precariato in Italia e decisione di emigrare. Proposta di pagamento sottobanco da parte di un professore.

Emiliano Testa, ingegnere software a Cambridge, racconta una storia che potrebbe rappresentare la realtà di tanti giovani in Italia. Dopo 14 anni trascorsi all’estero, il 43enne ricorda con amarezza l’esperienza di precariato e sottopagamento che lo ha spinto a lasciare il Paese. “In Italia il prof mi aveva proposto di pagarmi sottobanco. Qui ringraziano per il lavoro che faccio”, dice, riferendosi a un episodio che ha segnato la sua vita professionale.

Un episodio che ha cambiato la sua vita

Il ricordo più forte di Emiliano Testa risale al 2012, quando era ricercatore al Politecnico di Torino. Dopo una giornata di lavoro in campo, mentre tornava a casa in auto, il professore con cui collaborava gli disse: “L’università non può rinnovarti il contratto perché hai solo la laurea triennale. Male che vada ti pago sottobanco”. Non era una proposta ufficiale dell’università, ma del professore con cui lavorava. “Non era accettabile”, rispose Emiliano, che non sapeva se ridere o piangere.

La situazione era insostenibile e lo ha spinto a cercare alternative. Emiliano Testa, laureato in ingegneria elettronica al Politecnico di Torino, aveva visto crescere lo stipendio da circa 500 a 1.200 euro netti al mese. Ma non bastava. La fidanzata dell’epoca, dopo aver sentito la storia, lo incoraggiò a cercare opportunità all’estero. “Con le tue capacità puoi fare molto meglio”, gli disse. Così, insieme a lei, iniziò una ricerca intensa: compilò un elenco di circa 150 aziende e inviò il curriculum a tutti i Paesi europei.

La decisione di emigrare

Le risposte arrivarono da diversi Paesi, tra cui Ungheria, Polonia, Spagna e soprattutto Regno Unito. L’Ungheria offrì un lavoro, ma la coppia si chiese se fossero pronti a imparare una lingua così difficile. La Germania non diede alcuna proposta, così decisero di puntare sull’Inghilterra. Il colloquio fu un’esperienza intensa, con due giorni in hotel apparentemente organizzati dall’azienda. Ma il momento più drammatico fu quando, al momento del pagamento, si resero conto che avevano solo 150 euro sul conto. “O pagavo l’albergo o il taxi per tornare in aeroporto”, racconta Emiliano, ricordando l’ansia di quelle ore.

La decisione di emigrare fu un passo necessario per un futuro migliore. Oggi, Emiliano Testa vive a Cambridge e guadagna quasi 100mila sterline lorde all’anno. Il lavoro in UK, pur con i suoi ostacoli, gli ha dato una stabilità che in Italia non aveva mai conosciuto. “Pensavo di essere super pagato. Invece ero sottopagato rispetto agli standard aziendali e hanno agito di conseguenza”, racconta, spiegando come la sua esperienza lo abbia spinto a scegliere un’alternativa. L’emigrazione, per lui, non fu solo una scelta professionale, ma un passo necessario per un futuro migliore. La sua storia è un esempio di come il precariato e la mancanza di opportunità in Italia possano spingere i giovani a cercare alternative all’estero. Emiliano Testa, con le sue capacità e la sua determinazione, ha trovato un lavoro stabile e un futuro migliore. La sua esperienza, però, rimane un segnale di allarme per il sistema educativo e lavorativo italiano, che non riesce a offrire le opportunità necessarie ai giovani talenti.

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