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sabato 19 Settembre 2026

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L’ex compagna di Lavitola denuncia pressioni per impedirle di parlare con i pm

L’ex compagna di Valter Lavitola denuncia pressioni per impedirle di parlare con i pm.

L’ex compagna di Valter Lavitola, Natalia Potenza, ha presentato una nuova denuncia che mette in luce un meccanismo di pressione e intimidazione da parte dell’imprenditore, con l’obiettivo di impedirle di collaborare con le autorità giudiziarie. Secondo quanto riferito, Lavitola avrebbe utilizzato una serie di messaggi e contatti per influenzare le scelte della donna, coinvolgendo anche i suoi difensori e il figlio Giuseppe. La donna ha sottolineato che le pressioni non sono state episodiche, ma sistematiche, costruite con metodi mirati.

Pressioni e minacce per impedire la collaborazione

Nel corso delle settimane precedenti all’audizione, Natalia Potenza ha raccontato di aver ricevuto lettere e messaggi da parte di Lavitola, che includevano richieste finanziarie e minacce di natura psicologica. Tra le richieste, spicca l’invito a versare 100 euro a settimana al figlio di Lavitola, Giuseppe, e l’ordine di consegnare 1.500 euro al suo difensore come acconto per le spese legali. La donna ha sottolineato che queste richieste erano solo un pretesto per controllarla e limitare la sua libertà di azione. Le lettere di Lavitola, inviate dal carcere, hanno incluso anche richieste di restituzione di effetti personali, vestiario e, soprattutto, preziosi e danaro. La donna ha rivelato che queste richieste erano solo un pretesto per controllarla e limitare la sua libertà di azione. La pressione era mirata a impedirle di parlare con i pm.

La strategia di controllo e il coinvolgimento dei difensori

Le pressioni non si sono limitate al solo Lavitola, ma hanno coinvolto anche i suoi difensori. L’avvocato Sergio Cola, che rappresenta Lavitola, è accusato di aver partecipato all’assedio, contattando il legale di Potenza per richiedere una telefonata riservata, una richiesta che è stata rifiutata. La donna ha rivelato che queste interazioni hanno contribuito a creare una catena di messaggi che documenta con precisione il meccanismo di pressione messo in atto. La donna ha anche rivelato che Lavitola, pur essendo in carcere, ha dimostrato di essere informato del cambio di difensore e di conoscere il nome del nuovo legale, un fatto che lei considera strano e significativo. In una lettera del 24 agosto 2026, Lavitola ha suggerito di lasciare Roma e persino l’Italia, indicando il Brasile o l’Argentina come possibili destinazioni. Questo, secondo Potenza, è un chiaro segno di controllo e di tentativo di isolamento.

La pressione era sistematica e mirata a impedire la collaborazione con le autorità. La donna ha concluso la sua denuncia sottolineando che le situazioni che ha vissuto non sono state semplici episodi sfortunati, ma una pressione costruita con pazienza e metodo. Questa pressione si è servita di diversi elementi: l’amore per i figli, il senso di colpa, la paura, il denaro e la presenza fisica del figlio. L’obiettivo principale era impedirle di raccontare ciò che sapeva.

  • Denuncia di Natalia Potenza contro Valter Lavitola per pressione e minacce
  • Inviti a versare somme di denaro e richieste di controllo su Giuseppe Lavitola
  • Coordinamento tra Lavitola e i suoi difensori per limitare la collaborazione della donna

La situazione continua a essere sotto osservazione da parte delle autorità, che stanno valutando le ipotesi di reato, tra cui minacce e induzione a non rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria. La donna, con il nuovo difensore Giuseppe Cavallaro, ha espresso la sua disponibilità a collaborare, ma ha anche sottolineato la necessità di protezione e di un’indagine approfondita.

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