La nuova legge elettorale, con il premio di governabilità legato alla soglia del 42% e senza ballottaggio, potrebbe produrre un effetto paradossale: nessuna coalizione in grado di raggiungere il quorum e un sistema nuovamente esposto alla frammentazione. L’effetto si fa sentire soprattutto sul centrosinistra, dove le divisioni interne e la crescita del fattore Vannacci rischiano di segnare la fine del bipolarismo italiano. L’opinione di Salvatore Di Bartolo, esperto politico, sottolinea come questa riforma potrebbe trasformarsi in un boomerang per il sistema politico italiano.
Il sistema, basato sull’assenza del ballottaggio e sull’introduzione di un premio di governabilità agganciato al raggiungimento del 42% dei consensi, apre le porte a un concreto rischio di stallo istituziale. Lo scenario che potrebbe presentarsi il giorno dopo il voto è il seguente: nessuna delle grandi coalizioni toccherà quel fatidico 42%. A destra, l’ascesa e l’exploit di Roberto Vannacci hanno profondamente rimescolato le carte. Il generale erode una fetta consistente del consenso radicale e antisistema, rendendo di fatto irraggiungibile per il centrodestra la soglia necessaria a ottenere il premio.
La riforma, pensata per premiare chi vince, potrebbe rivelarsi una chimera irrealizzabile per chiunque. Un cortocircuito politico perfetto, se si considera che questa architettura normativa è stata messa a punto dall’attuale maggioranza prima che il fenomeno Vannacci esplodesse nei sondaggi. Un fenomeno che intercetta un malumore profondo e che oggi finisce per cannibalizzare i numeri della coalizione di governo. Dall’altra parte dello spettro politico, il centrosinistra naviga nelle medesime secche. La storica e cronica litigiosità interna, unita alla natura inevitabilmente divisiva di una leadership destinata a emergere dalle primarie, rischia di disperdere una quantità decisiva di voti.
A ciò si aggiunge l’esistenza di un polo centrista — rappresentato da forze come quella di Carlo Calenda e da altre componenti estranee al perimetro del cosiddetto campo largo — che frammenta ulteriormente il quadro e impedisce qualsiasi concentrazione utile dei consensi. Il risultato politico di questa dinamica è evidente: le divisioni interne al centrosinistra, ma soprattutto la nascita, la crescita e la stabilizzazione del fattore Vannacci rischiano, nei fatti, di segnare la fine del bipolarismo italiano.
Fallito l’obiettivo del premio, il sistema rischierebbe di produrre effetti assimilabili a quelli di un proporzionale, risucchiando il Paese in quella stessa incertezza che la riforma avrebbe dovuto disinnescare e mettendo apertamente in discussione l’impianto bipolarista che ha caratterizzato le recenti stagioni politiche.
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