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sabato 19 Settembre 2026

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Cultura

Margherita, un dialogo amoroso che resiste al tempo

Una celebrazione della canzone più famosa di Riccardo Cocciante, 50 anni dopo, che rimane un simbolo di desiderio e incertezza.

Margherita, la canzone più famosa di Riccardo Cocciante, compie 50 anni senza perdere la sua capacità di suscitare emozioni e riflessioni. Scritta nel 1976 da Cocciante e Marco Luberti, la canzone è diventata un simbolo del desiderio inquieto e dell’incertezza dell’amore. L’immagine di un uomo insonne che deve rifare l’universo prima che sia giorno è ancora oggi un’immagine potente, che racchiude la tensione tra l’azione e la passività, tra l’aspettativa e la realtà. La canzone, inclusa in Concerto per Margherita, è un’opera che non si è mai consumata, ma si è mantenuta viva attraverso il tempo, grazie alla sua capacità di suscitare domande e risposte.

Un dialogo amoroso mancato

La canzone si presenta come un dialogo filosofico mancato, in cui l’innamorato parla di una donna che non risponde. Questo silenzio, però, non è vuoto, ma pieno di significati. L’uomo si sente chiamato a compiere azioni straordinarie, come chiedere al Sole di splendere meglio o costruire un silenzio che nessuno ha mai sentito. Queste immagini, apparentemente esagerate, sono il risultato di un desiderio intenso e di una mancanza di certezze. La canzone non si preoccupa di rendere coerente il proprio protagonista, ma lo lascia con la fretta, l’eccesso e la smemoratezza di chi ha appena avuto un’intuizione e già ne insegue un’altra.

La potenza della domanda

Una delle caratteristiche più forti di Margherita è la sua capacità di porre domande che non hanno risposte semplici. La canzone si chiede: quanto mondo bisogna cambiare per essere sicuri che qualcuno ci ami? E quanto, invece, ci mettiamo a cambiare perché qualcuno ci ha fatto sentire che il mondo potrebbe essere diverso? Queste domande non sono solo filosofiche, ma anche umane, e si riflettono nella voce di Cocciante, che sembra dover attraversare ogni volta il corpo per riuscire a venirne fuori. La potenza della melodia e del crescendo sono solo una parte del motivo per cui la canzone è rimasta viva.

La canzone si sviluppa come una serie di azioni e richieste, ma si conclude con una sillaba privata: “mia”. Questa parola, che sembra esprimere possesso e intimità, è anche ambivalente. Può indicare un legame profondo, ma anche un’incertezza. La canzone non ci consegna la risposta di Margherita, e il fatto che l’uomo annunci di averla conquistata non ci permette di parlare al posto di lei. Questo è il motivo per cui la canzone rimane un’opera inquieta, che celebra l’amore senza risolverlo.

Un’esperienza di trascendenza

Il sonno della persona amata è un’esperienza domestica della trascendenza. Qualcuno è a pochi centimetri da noi, eppure nessuna vicinanza ci permette di raggiungerlo. Questo è il cuore della canzone: l’incapacità di comprendere completamente l’altra persona, nonostante l’intensità del sentimento. L’uomo, pur avendo un programma che richiederebbe almeno una seconda creazione, non riesce a soddisfare il bisogno di essere ricordato. La canzone si sviluppa come una serie di tentativi di azione, ma si conclude con un silenzio che lui voleva costruirle. Questo silenzio, che è anche un’opera, è l’unica cosa che rimane dopo che la canzone finisce.

La canzone è un’esperienza che coinvolge l’ascoltatore, non solo come testimone, ma come partecipante. L’uomo recluta chi ascolta, e il pubblico, prima testimone, riceve un secchio di vernice. Questo è il motivo per cui la canzone è diventata un fenomeno di massa. La sua capacità di suscitare emozioni e riflessioni ha reso Margherita un simbolo del desiderio e dell’incertezza. Cinquant’anni dopo, il mondo continua a non essere pronto, e la canzone rimane un’opera inquieta, che celebra l’amore senza risolverlo.

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