Da venerdì 5 a domenica 7 novembre 2026, Pesaro ospiterà una nuova edizione del festival Popsophia, dedicata ai contrasti del presente. L’evento, che si svolgerà tra il Centro Arti Visive Pescheria, Palazzo Gradari e l’Auditorium Scavolini, propone un programma che esplora le tensioni e le ambivalenze che caratterizzano l’epoca attuale. Dopo l’edizione estiva dedicata a “Lo specchio di Narciso”, Popsophia torna a Pesaro con un appuntamento autunnale che si propone come “secondo tempo” della programmazione, con l’obiettivo di consolidare la presenza del festival nel calendario culturale cittadino. Il tema centrale è l’idea che differenze e ambivalenze non debbano trasformarsi in scontro, ma possano diventare strumenti per leggere il presente.
Contrasti e ambivalenze come strumenti di riflessione
Il festival si articola in tre giornate, con incontri, spettacoli e performance che esplorano temi come “Possibile/Impossibile”, “Virtuale/Reale” e “Amore/Odio”. L’obiettivo è mostrare come i contrasti possano coesistere e offrire nuove prospettive per comprendere il presente. L’evento è diretto da Lucrezia Ercoli, che ha spiegato come il festival si distacchi dalla modalità del talk show televisivo, privilegiando un approccio più riflessivo e interattivo. L’immagine scelta per il festival, un volto bifronte, simboleggia questa visione: due profili rivolti in direzioni opposte condividono lo stesso corpo, rappresentando l’unità tra contrari. Il punto di partenza è l’idea che differenze e ambivalenze non debbano per forza trasformarsi in scontro, ma possano diventare strumenti per leggere il presente. «L’idea che alberga nelle giornate di novembre è che può esistere un modo di ragionare che si discosti dalla modalità del talk show televisivo», spiega Ercoli. «I nostri contrasti tengono insieme le contraddizioni e le ambivalenze che fanno parte dell’esistenza di ciascuno di noi».
Un programma ricco di incontri e performance
Il programma si apre giovedì 5 novembre con il binomio “Possibile/Impossibile”, introdotto da Lucrezia Ercoli e Hermas Ercoli. A questo tema è legata anche la mostra di MeGa, la galleria virtuale di Popsophia, visitabile a Palazzo Gradari. Ospite della serata sarà Riccardo Dal Ferro, filosofo e divulgatore, che parlerà dell’arte della contraddizione e della filosofia come spazio per l’argomentazione. Ad accompagnare l’incontro sarà Manuel Casisa, pianista e cantante della Factory di Popsophia, con un repertorio musicale costruito intorno al tema del festival.
Venerdì 6 novembre, Popsophia affronterà il tema “Virtuale/Reale”, con la partecipazione della scrittrice Eleonora Caruso e del filosofo Simone Regazzoni. Caruso ripercorrerà le trasformazioni di Internet e il ruolo degli ambienti digitali nella formazione culturale ed emotiva di una generazione, mentre Regazzoni partirà dal suo “Platone nella Silicon Valley” per proporre una “filosofia a corpo vivo”. Sabato 7 novembre, il pomeriggio sarà dedicato a “Amore/Odio”, con la partecipazione della studiosa Carolina Bandinelli e del filosofo Bruno Mastroianni, che affronterà il tema dell’ostilità online e delle possibilità di costruire forme di confronto.
Il confronto serve però soprattutto a mostrare ciò che i due condividono: la capacità di trasformare la canzone in un linguaggio capace di oltrepassare la forma musicale e diventare una modalità di interpretare il proprio tempo. I pomeriggi del 6 e 7 novembre si concluderanno inoltre con “in/contro”, rassegna curata dal filosofo e musicista Giacomo Fronzi, che selezionerà opere d’arte contemporanea capaci di ospitare tensioni e ambivalenze senza annullarle.
Il programma serale porterà il tema del festival dentro due philoshow ospitati all’Auditorium Scavolini. Venerdì 6 novembre, alle 21:15, “Like a Rolling Stone” sarà dedicato a Bob Dylan e al rapporto tra musica e parola. Sabato 7 novembre sarà invece la volta di “Somebody to Love”, spettacolo incentrato su Freddie Mercury. A guidare entrambi gli appuntamenti sarà il giornalista e critico musicale Carlo Massarini. Il confronto tra Dylan e Mercury mette in luce due modi diversi di stare sul palco: da un lato Dylan, cantautore legato alla centralità della parola e a un rapporto spesso sfuggente con il pubblico; dall’altro Mercury, performer che ha fatto dell’eccesso, della teatralità e della spettacolarizzazione del corpo parte integrante della propria identità artistica.



