Il nuovo album dei Fabric, intitolato “Ritmo, rabbia e libertà da riconquistare”, esprime una visione di libertà come diritto da riconquistare, spazio da riprendersi e tempo da riappropriarsi. Il lavoro, pubblicato il 19 settembre 2026, si colloca in un momento in cui gli spazi di libertà si stanno restringendo, un contesto che i musicisti romani hanno voluto esplorare attraverso la musica. Il filo che lega i brani è la dichiarata volontà di riconquistare la libertà, un tema che si riflette in ogni traccia e che si fa sentire anche nei testi e nelle performance.
Il disco, che mescola influenze del funk, del soul e dell’elettronica, si presenta come un racconto di una generazione che guarda al futuro con più paura di quanta ne avesse quella dei loro genitori. La rabbia è presente, ma non è l’unica emozione espressa. I Fabric parlano di una resistenza che si trasforma in ritmo e in danza, un modo per affrontare le sfide del presente. La musica, intanto, fa il suo lavoro: brani come “Feel It” si fanno sentire come una forma di protesta leggera, ma non per questo meno significativa.
La musica dei Fabric non è solo un prodotto artistico, ma un’esperienza fisica e sociale. Il brano “Until We Are Free” ha suscitato un’immagine di libertà che si fa sentire attraverso il ritmo e la struttura del suono. La band, che si definisce un collettivo, ha voluto sottolineare l’importanza di un’esperienza condivisa, in cui ogni voce, ogni esperienza e ogni musicista può entrare nel progetto. Questo concetto si riflette in ogni brano, ma soprattutto in “In Fight”, dove il bersaglio diventa esplicito: il potere costituito, le destre, il ritorno del bigottismo e del conformismo, e il populismo che trova nei problemi quotidiani un bersaglio facile.
La musica, però, non si ferma alla critica. I Fabric parlano anche di autocritica, di guardarsi dentro e di capire dove stanno i problemi prima di seguire la corrente. Questo concetto si riflette in “No More”, un brano che prende i rumori della vita quotidiana e li trasforma in una domanda rivolta a tutti: chi non guarda e passa oltre? La voce della cantante, attivista per i diritti civili, diventa un elemento chiave del brano, un ricordo di parole pronunciate durante un comizio.
Il disco non si ferma al suono, ma si estende a una questione che riguarda la musica italiana. La libertà, il corpo, lo spazio e il tempo sono temi che si fanno sentire anche fuori dal palco. I Fabric, attraverso il loro lavoro, hanno voluto mettere in discussione l’idea di spazi in cui la libertà può prendere forma. La musica, in questo senso, diventa un’esperienza collettiva, un modo per riconquistare qualcosa che si sente mancare. La prossima occasione per vederli dal vivo è il 10 ottobre a Roma, presso il Palazzo San Lorenzo, ex cinema Palazzo, e l’11 dicembre al 30Formiche per Dance with the Devil.
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