Antonino Sapienza, presidente dell’Ente Siciliano per l’Innovazione Digitale e l’Intelligenza Artificiale (ESIDIA), ha sottolineato l’importanza di una lucidità e di un approccio responsabile nei confronti dell’Intelligenza Artificiale (AI), sottolineando che la sovranità digitale rappresenta la vera sfida del momento. In un contesto in cui il dibattito internazionale sui rischi legati all’evoluzione dell’AI si è ulteriormente intensificato, Sapienza ha richiamato l’attenzione su una serie di temi chiave, tra cui la concentrazione tecnologica, la sicurezza e la necessità di costruire regole e competenze adeguate.
La sovranità digitale, ha spiegato Sapienza, non si limita alla capacità di mantenere conoscenze e competenze, ma implica anche la disponibilità di infrastrutture, investimenti e capacità di controllo sulle tecnologie. L’AI richiede capacità computazionali, infrastrutture digitali avanzate, data center e gestione di grandi quantità di dati, elementi che richiedono importanti investimenti pubblici e privati. Per garantire una sovranità digitale, è necessario sviluppare un ecosistema autonomo e competitivo, riducendo le dipendenze tecnologiche e infrastrutturali.
La concentrazione tecnologica rischia di creare dipendenze e subordinazione. Sapienza ha messo in guardia contro il rischio di una concentrazione tecnologica nelle mani di pochi, che potrebbe portare a una forma di subordinazione tecnologica monopolistica. Questo potrebbe indurre istituzioni, imprese e cittadini ad affidarsi necessariamente a un numero ristretto di operatori, anziché favorire la diffusione delle conoscenze e delle competenze necessarie per comprendere e governare autonomamente l’innovazione.
Secondo Sapienza, è fondamentale distinguere tra rischi concreti e scenari ipotetici, evitando che ipotesi estreme possano essere percepite come inevitabili o già determinate. Allo stesso tempo, non si deve minimizzare i rischi, ma affrontarli con rigore. Il dibattito, spesso concentrato sugli scenari più estremi, rischia di distorcere la visione reale dei rischi, alimentando una forma di subordinazione tecnologica monopolistica. La sicurezza dell’AI richiede controlli multipli e supervisione umana. La sicurezza dell’Intelligenza Artificiale non può essere ricondotta semplicemente alla possibilità di “spegnere una macchina”, ma deve essere costruita attraverso molteplici livelli di controllo: ambienti adeguatamente protetti, limitazione degli accessi e dei permessi, monitoraggio e tracciabilità delle operazioni e supervisione umana, soprattutto nei processi e nelle decisioni più critiche.
Un altro aspetto cruciale è la questione dei Big Data, che rappresenta un elemento determinante per l’autonomia tecnologica e la competitività dei sistemi economici e territoriali. Sul piano tecnico, è altrettanto importante evitare semplificazioni e distinguere tra due tipi di rischio: da una parte l’utilizzo malevolo dell’AI da parte degli esseri umani; dall’altra, la possibile perdita di controllo dei modelli da parte dei loro sviluppatori. In quest’ultimo caso, il fenomeno del “disallineamento” – ovvero la possibilità che il comportamento di un sistema si discosti dagli obiettivi definiti – rappresenta un tema di studio importante. La risposta alla crescente complessità dell’AI non dovrebbe essere una maggiore dipendenza, ma una maggiore capacità diffusa di conoscenza, controllo e partecipazione. L’evoluzione dell’AI impone una visione umanocentrica dell’innovazione, in cui lo sviluppo tecnologico deve essere accompagnato da responsabilità, consapevolezza, tutela della persona e attenzione all’inclusione.
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