Una crisi di fiducia che coinvolge tutta la società
La tensione crescente tra genitori e docenti, alimentata da episodi di aggressione e mancanza di rispetto, ha portato a una frattura strutturale nel sistema scolastico. Stefania Auci, insegnante di sostegno e autrice del bestseller *I leoni di Sicilia*, ha lanciato un j’accuse durante il festival Pordenonelegge, mettendo in luce come la figura del docente sia spesso ridotta a un ruolo di gestione, anziché di formazione. La sua denuncia, che si intitola *“A chi affidiamo il futuro, neghiamo la dignità sociale”*, ha suscitato un dibattito su come la società stessa stia abbandonando i docenti, che svolgono un lavoro estenuante e spesso invisibile. La crisi non è solo un problema di intemperanze giovanili, ma del crollo di un’alleanza un tempo solida.
Il lavoro invisibile e la mancanza di prestigio
Auci ha sottolineato come il lavoro dei docenti non si limiti alle ore in classe, ma include correzioni, riunioni, preparazione di materiali per studenti con bisogni speciali e una reperibilità emotiva senza orari. Tuttavia, il prestigio sociale dei docenti è in continua diminuzione, con salari tra i più bassi in Europa. Gli occasionali bonus, spesso considerati come elemosine, non riescono a compensare il lavoro svolto. La scrittrice ha anche ricordato un episodio personale: un’alunna l’ha minacciata al volto per averle ritirato il cellulare, ma è riuscita a disinnescare l’aggressività attraverso l’ascolto e il dialogo.
Non è una questione di ignoranza, ma di ruoli e competenze. La radice del problema, tuttavia, parte spesso da casa. Come segnala Adnkronos, l’autrice evidenzia un paradosso educativo moderno: bambini iper-protetti e tenuti sotto una “campana di vetro” fino ai dieci anni che, varcata la soglia delle scuole medie, vengono improvvisamente lasciati a se stessi. In questa fase delicata — in cui si abbassa drasticamente l’età delle prime esperienze con alcol, droghe e sesso — manca l’imposizione dei limiti. Se un dodicenne rientra alle tre di notte anziché a mezzanotte e non affronta conseguenze, non c’è da stupirsi se a scuola si rifiuti di rispettare l’autorità.
Negli ultimi vent’anni, la linea di demarcazione tra chi educa a casa e chi forma in classe è sparita. Auci ha spiegato come negli anni Ottanta e Novanta il mandato educativo era chiaro: l’insegnante preparava al futuro, il genitore faceva il genitore. Oggi, invece, i genitori tendono a contestare le valutazioni e a sostituirsi ai docenti, come se fossero esperti di didattica. Questo atteggiamento, spesso descritto come “sindacale”, ha portato a una mancanza di fiducia nell’istituzione scolastica. La scrittrice ha usato un paragone inequivocabile: non si improvvisa medici in un reparto ospedaliero, e neppure i genitori dovrebbero sostituirsi ai docenti.
Per arginare questa deriva, serve ricostruire un dialogo non competitivo tra famiglie e scuola. La scrittrice ha concluso che svuotare di significato chi ha tra le mani “le leve della conoscenza dei futuri cittadini” significa sabotare il futuro dei ragazzi stessi.



