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lunedì 21 Settembre 2026

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Salute

Alzheimer, la ricerca accelera. Ma la mancanza di volontari ostacola i progressi

La ricerca sulle demenze accelera con 192 studi in corso, ma la scarsità di volontari ostacola i progressi. Solo 55mila partecipanti necessari, ma si richiedono 350mila.

La ricerca sulle demenze si muove in una fase senza precedenti, con 192 studi clinici in corso a livello globale. Tuttavia, la mancanza di volontari rappresenta un ostacolo significativo per trasformare le promesse in cure. Secondo il Rapporto Mondiale Alzheimer 2026, sono necessari circa 55mila partecipanti per sostenere gli studi in corso, ma i criteri di selezione sono così stringenti che occorrerebbe coinvolgere almeno 350mila persone. Questo collo di bottiglia rischia di rallentare una fase considerata particolarmente promettente della ricerca, soprattutto con l’arrivo di terapie che agiscono soprattutto nelle fasi iniziali della malattia.

La diagnosi precoce e i segnali di allarme

Per intercettare precocemente la demenza, è fondamentale riconoscere i segnali che possono suggerire la necessità di un approfondimento. L’associazione Alzheimer’s Disease International ha lanciato la campagna internazionale The Earlier You Know, The More You Can Do (Prima lo sai, di più puoi fare), che richiama l’attenzione sulla diagnosi tempestiva. I segnali includono problemi di memoria, difficoltà nel linguaggio e nelle attività abituali, disorientamento spazio-temporale e cambiamenti dell’umore e del comportamento. In Italia, il 75% delle persone che convivono con una demenza non riceve una diagnosi formale, con percentuali che in alcuni Paesi arrivano al 90%. Questo dato sottolinea l’importanza di una diagnosi precoce per migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei loro caregiver.

Le sfide dei caregiver e la riduzione dei fattori di rischio

Accanto alla diagnosi precoce, resta un tema cruciale: la riduzione dei fattori di rischio modificabili. Secondo le stime della Lancet Commission, fino al 45% dei casi di demenza potrebbe essere ritardato o ridotto intervenendo su questi fattori. Le nuove linee guida dell’OMS indicano interventi come l’attività fisica, cognitiva e sociale, l’abolizione del fumo, un’alimentazione equilibrata e il controllo di obesità, diabete, ipertensione, colesterolo e perdita dell’udito. L’Organizzazione mondiale della sanità sottolinea anche la riduzione dell’esposizione all’inquinamento atmosferico come fattore di prevenzione. In Italia, i caregiver sono 7 milioni di persone invisibili che si fanno carico ogni giorno della fragilità di un proprio caro. La loro condizione richiede un supporto strutturato e una politica pubblica che favorisca ambienti sani e accesso ai servizi.

La Giornata mondiale del 21 settembre si incrocia quest’anno con il futuro del Piano nazionale demenze. Il Tavolo permanente sulle demenze presenterà il lavoro svolto per la redazione del nuovo piano, che Alzheimer Italia chiede sia accompagnato da finanziamenti stabili. «I fondi a termine, utilizzati finora, non sono in grado di rispondere a un bisogno continuativo: chi riceve oggi una diagnosi avrà bisogno di servizi per i dieci o quindici anni successivi, non per i trentasei mesi di durata di un progetto» osserva Mario Possenti, segretario generale di Alzheimer Italia. In Italia, le persone con demenza sono oltre 1,43 milioni e potrebbero arrivare a 2,2 milioni nel 2050. La ricerca, se accompagnata da una partecipazione adeguata, potrebbe rappresentare un passo avanti significativo per combattere una malattia che colpisce milioni di persone in tutto il mondo.

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