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Salute

Quando la scuola si adatta al cancro: il caso per caso e i diritti degli studenti malati

La scuola si adatta al cancro: il caso per caso e i diritti degli studenti malati. Dati e sfide per l’istruzione domiciliare.

La scuola, quando un ragazzo si ammala di cancro, si adatta al caso. Non esiste un modello unico, ma una serie di scelte che dipendono dal singolo studente, dalla sua malattia e dal contesto locale. Dopo anni di dibattito e polemiche, il sistema educativo italiano si muove con criteri di adattamento personalizzato, ma non sempre sufficienti a garantire il diritto allo studio per tutti i ragazzi in difficoltà. Secondo i dati del 2025, in Italia si registrano circa 2.500 nuovi casi di tumori pediatrici l’anno, con un tasso di guarigione superiore all’80%. Tra questi, 2.200 sono alunni in età scolare, tra 0 e 19 anni. Per loro, la scuola non è solo un luogo di apprendimento, ma un’opportunità di inclusione e supporto.

La scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare

Due sono le opzioni principali per garantire l’istruzione a studenti malati: la scuola in ospedale e l’istruzione domiciliare. La prima prevede sezioni ospedaliere con docenti che seguono i ragazzi direttamente nei reparti. Secondo il Ministero dell’Istruzione, esistono 257 sezioni ospedaliere con 955 docenti, che hanno servito 59.226 studenti nel 2022/23. La seconda opzione, l’istruzione domiciliare, è attivata quando il ragazzo è a casa in terapia. Nel medesimo periodo, 2.067 alunni hanno usufruito di questa forma di apprendimento, per un totale di 119.198 ore complessive.

La scelta tra le due opzioni non è sempre semplice. Per la circolare del 2015, l’istruzione a domicilio è considerata una “doverosa eccezione”, poiché apprendere nel gruppo classe ha un valore che non va perso. Tuttavia, la disponibilità dei docenti e la gestione delle risorse dipendono da singole scuole, spesso in modo casuale. In alcuni casi, i docenti disponibili offrono ore aggiuntive, mentre in altri si deve ricorrere a personale esterno, come quelli delle scuole con sezione ospedaliera.

La responsabilità di garantire il servizio resta alla scuola, ma dipende dalla disponibilità dei singoli docenti.

Le sfide del sistema e il ruolo delle regioni

Il sistema non è centralizzato, ma si basa su una serie di linee guida nazionali e decisioni locali. Secondo il D.M. 461 del 2019, le scuole sono tenute a garantire l’istruzione domiciliare quando le assenze superano i 30 giorni. Tuttavia, in alcune regioni, come il Piemonte, il diritto allo studio è visto come un diritto soggettivo perfetto, non subordinato alla disponibilità di fondi ministeriali. Le scuole devono anticipare le risorse o usare fondi propri, poiché i finanziamenti ministeriali arrivano a rimborso e non coprono sempre l’intero fabbisogno.

La Sardegna, ad esempio, ha una convenzione tra Ufficio scolastico regionale, Asl e scuola polo, che prevede l’istruzione domiciliare nei limiti delle risorse disponibili. Tuttavia, il problema persiste: quanti alunni oncologici hanno davvero attivato un progetto di istruzione domiciliare? I dati non sono sempre disponibili, e le scuole sono tenute a usare il portale nazionale per monitorare i percorsi, ma non emergono dati specifici per patologia. La fortuna di trovare una scuola attrezzata e docenti disponibili può fare la differenza per un ragazzo in difficoltà.

La scuola non è sempre in grado di garantire l’istruzione domiciliare, a causa di limiti economici e di disponibilità dei docenti.

La didattica a distanza è una possibilità, ma non una regola automatica. Le indicazioni ministeriali ritengono auspicabile l’uso delle tecnologie, ma il corso online non è sempre garantito. La circolare del 2015 prevedeva un progetto a distanza che permettesse di seguire e partecipare in diretta alle attività della classe, senza oneri aggiuntivi. Tuttavia, il sistema richiede una certificazione, un approvazione e un progetto personalizzato, non un’iscrizione d’ufficio. Il ritorno in classe non è sempre semplice. L’Associazione italiana malati di cancro segnala che il rientro è una risorsa solo se l’ambiente è accogliente. Ci sono testimonianze di ragazzi che hanno vissuto la malattia come qualcosa di cui vergognarsi, complici le prese in giro. Per questo, il ruolo degli insegnanti e degli educatori nel preparare la classe è considerato cruciale. Progetti personalizzati, sensibilizzazione dei compagni e contrasto allo stigma sono necessari per evitare che la malattia diventi un’etichetta permanente.

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