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lunedì 21 Settembre 2026

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Esteri

Assassinio del presidente haitiano Moïse, 18 sospetti trasferiti in Florida per processo

Diciotto sospetti per l’omicidio del presidente haitiano Moïse trasferiti in Florida per processo

L’assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse, avvenuto il 7 luglio 2021, ha portato a una serie di arresti e processi internazionali. Diciotto sospetti, tra cui ex militari, imprenditori e membri di gruppi criminali, sono stati trasferiti in Florida per essere processati. L’annuncio è stato reso pubblico dalle autorità statunitensi, che hanno sottolineato l’impegno nel portare i responsabili davanti ai tribunali. L’omicidio, commesso da un gruppo di circa 20 mercenari colombiani addestrati militarmente, ha lasciato un vuoto di leadership in un Paese già in crisi.

Processo internazionale per l’omicidio

La trasferta in Florida rappresenta un passo significativo nel processo giudiziario internazionale per l’omicidio di Moïse. L’agente speciale dell’FBI Brett Skiles ha dichiarato su X che gli arresti di oggi, avvenuti in diverse località e a livello internazionale, sottolineano il costante impegno dell’FBI nel consegnare alla giustizia tutti i partecipanti al complotto. Il procuratore federale Jason Reding Quiñones ha affermato che 18 persone sono state trasferite con un aereo militare da Haiti per affrontare la giustizia americana nel Distretto Meridionale della Florida.

Le indagini hanno rivelato un legame tra i sospetti e la CTU, una società di sicurezza privata con sede in Florida. Secondo i procuratori federali, tutti e quattro uomini condannati a maggio erano collegati alla CTU e furono coinvolti nel complotto con l’obiettivo di ottenere contratti redditizi in caso di destituzione di Moïse. Undici persone sono già state incriminate nei tribunali statunitensi in relazione all’assassinio, e cinque di loro sono stati condannati all’ergastolo, tra cui un ex soldato colombiano, un ex senatore haitiano, un imprenditore haitiano-cileno, un soldato colombiano in congedo e un cittadino haitiano-americano.

La situazione in Haiti e il rinvio della forza di sicurezza dell’ONU

La situazione in Haiti si è aggravata notevolmente dopo l’omicidio del presidente. Il Paese si sta preparando a tenere le prime elezioni presidenziali e legislative dal 2016, oltre a un referendum costituzionale, il 13 dicembre, a condizione che le condizioni di sicurezza lo permettano. Le bande controllano circa l’80% di Port-au-Prince e crimini violenti come sequestri a scopo di estorsione, rapine a mano armata e furti d’auto con violenza affliggono la nazione.

Una forza armata sostenuta dalle Nazioni Unite non raggiungerà il pieno organico entro ottobre come previsto. Annunciata l’anno scorso dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la forza di contrasto alle bande (GSF) avrebbe dovuto incrementare progressivamente i propri effettivi tra aprile e ottobre, fino a raggiungere una consistenza prevista di 5.500 unità in uniforme e 50 membri del personale civile. A luglio, il contingente contava meno di 1.000 unità provenienti da Ciad, Mongolia, Giamaica, Guatemala, El Salvador e Sri Lanka. Non sono stati resi noti dati più recenti. La scorta di Moïse non intervenne per proteggerlo, un fatto che ha suscitato dibattiti su responsabilità e sicurezza. L’assassinio ha aggravato il caos in Haiti, un Paese già duramente provato dalla povertà e da un’instabilità politica. Dopo l’uccisione di Moïse, Haiti è sprofondata in un caos ancora più profondo e attualmente è priva di un presidente.

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