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lunedì 21 Settembre 2026

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Cariplo lancia 80 milioni per combattere le diseguaglianze. Azzone: «Milano smetta di essere un’idrovora»

Cariplo investe 80 milioni per ridurre le diseguaglianze. Il presidente Azzone critica il modello di sviluppo di Milano.

La Fondazione Cariplo ha stanziato 80 milioni di euro per affrontare quattro sfide di mandato: riportare i Neet verso studio e lavoro, contrastare la povertà educativa nella prima infanzia, costruire percorsi di autonomia per le persone con disabilità e favorire il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti. Il presidente Giovanni Azzone ha sottolineato come le diseguaglianze e le fragilità siano conseguenze naturali di un sistema complesso, ma che Milano, pur essendo una città di successo, affronta problemi simili a quelli di altre metropoli internazionali. «Milano smetta di essere un’idrovora che lascia il deserto intorno», ha detto Azzone, riferendosi al modello di sviluppo che, se non adeguato, potrebbe aggravare le disuguaglianze.

welfare di precisione

La Fondazione ha scelto un approccio personalizzato, definito «welfare di precisione», che mira a comprendere le esigenze specifiche di ogni individuo. «Partiamo dalla persona, capiamo che cosa vuole e di che cosa ha bisogno», ha spiegato Azzone. Questo modello si distingue da soluzioni standardizzate, che spesso non rispondono alle diversità delle situazioni. «Un Neet può essere una persona con disabilità, un minore non accompagnato, un ragazzo espulso dal sistema scolastico o con problemi di droga: ognuno ha bisogni differenti», ha sottolineato. L’obiettivo non è solo recuperare un numero di persone, ma capire quali soluzioni funzionano e quali no, per lasciare un patrimonio di esperienze e reti territoriali.

La sperimentazione è il cuore del progetto. Non siamo interessati ai cosiddetti low-hanging fruit, i frutti più facili da cogliere. L’obiettivo è di creare una «cassetta degli attrezzi» che possa essere utilizzata da chi verrà dopo di loro. «Vorremmo lasciare non un elenco di risultati, ma una serie di strumenti già attivati», ha spiegato Azzone. Questo approccio si applica anche alle carceri, dove il tasso di sovraffollamento è del 150 per cento. «Se riuscissimo ad applicarle, il sovraffollamento potrebbe sostanzialmente scomparire», ha affermato Azzone, sottolineando l’importanza di misure alternative per ridurre la recidiva.

sfide e sperimentazioni

Le quattro sfide scelte non sono solo un programma di intervento, ma un’opportunità per sperimentare nuove forme di supporto. «Non siamo interessati ai cosiddetti low-hanging fruit, i frutti più facili da cogliere», ha detto Azzone. L’obiettivo è di creare una «cassetta degli attrezzi» che possa essere utilizzata da chi verrà dopo di loro. «Vorremmo lasciare non un elenco di risultati, ma una serie di strumenti già attivati», ha spiegato. Questo approccio si applica anche alle carceri, dove il tasso di sovraffollamento è del 150 per cento. «Se riuscissimo ad applicarle, il sovraffollamento potrebbe sostanzialmente scomparire», ha affermato Azzone, sottolineando l’importanza di misure alternative per ridurre la recidiva.

Il modello di sviluppo di Milano è al centro del dibattito. «Milano è troppo piccola per pensarsi autosufficiente», ha detto Azzone. «A volte tende a comportarsi come un’idrovora, assorbendo tutto ciò che c’è di positivo e lasciando un po’ di deserto intorno». Questo modello, se non modificato, potrebbe portare a una situazione in cui le aree più fragili del Paese non ricevono il supporto necessario. «Serve costruire una rete e ragionare su una scala più ampia», ha concluso Azzone, sottolineando l’importanza di un approccio nazionale e regionale per affrontare le sfide sociali.

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