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lunedì 21 Settembre 2026

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Crescere in un’Europa in fiamme: il rischio degli incendi e le soluzioni per il futuro

Un bambino nato in Europa nel 2025 vivrà tre anni in più di condizioni estreme favorevoli agli incendi rispetto ai nonni, se non si riducono le emissioni.

Un bambino nato in Europa nel 2025 dovrà affrontare tre anni in più di condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi rispetto a chi è nato nel 1950, se le politiche climatiche non cambieranno, avverte uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research Letters. L’analisi, condotta da ricercatori della Vrije Universiteit Brussel, mette in luce come il riscaldamento accelerato dell’Europa stia creando un ambiente sempre più propizio agli incendi, con conseguenze gravi per le generazioni più giovani. I neonati di oggi vivranno un aumento del 84 per cento rispetto ai nonni in termini di esposizione a tali condizioni, se non si riducono le emissioni di gas serra.

Un futuro in fiamme per i bambini

La ricerca indica che, con le politiche climatiche attuali, i bambini europei dovranno convivere con un aumento significativo di giorni di condizioni estreme favorevoli agli incendi. In particolare, l’area mediterranea, già duramente colpita dagli incendi, vedrà un incremento del rischio. Il Portogallo, ad esempio, è il Paese europeo in cui la quota del territorio andato in fumo è più alta negli ultimi decenni. Secondo gli studiosi, i giorni di condizioni estreme favorevoli agli incendi dovrebbero raddoppiare, passando da 14 a 32 al anno entro il 2100. Ciò significa che un bambino nato oggi in Portogallo potrebbe trascorrere circa 6,5 anni della propria vita in condizioni di rischio.

Le generazioni più giovani hanno contribuito meno al cambiamento climatico, ma dovranno conviverne le conseguenze per molto più tempo. I ricercatori sottolineano che, nonostante i giovani siano stati meno responsabili del riscaldamento globale, dovranno affrontare le sue conseguenze per un periodo più lungo. Questo crea una situazione di giustizia climatica inversa, in cui chi ha contribuito meno deve sopportare i danni più gravi.

La via verso un futuro più sostenibile

Lo studio mette in evidenza che ridurre rapidamente l’uso dei combustibili fossili potrebbe ridurre l’esposizione a condizioni pericolose in tutte le regioni. Tagliare le emissioni in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di 1,5 °C entro il 2100 ridurrebbe l’esposizione totale, nel corso della vita, per chi nascerà nel 2025 di 1,3 anni in media in Europa e di oltre due anni nelle regioni più colpite. Wim Thiery, autore senior dello studio, sottolinea che con il calo dei costi dell’eolico e del solare, raggiungere questo obiettivo è “assolutamente possibile”.

La transizione verso l’energia pulita è indicata come elemento chiave per limitare al massimo l’impatto del riscaldamento globale. Nel 2025, le rinnovabili hanno generato quasi il 34 per cento dell’elettricità mondiale, ma questa quota dovrà salire al 60-70 per cento entro il 2030 per permettere al mondo di restare in uno scenario di superamento limitato. La ricerca sottolinea che ogni frazione di grado di riscaldamento evitato si traduce in meno anni di condizioni favorevoli agli incendi nella vita di un bambino, offrendogli la possibilità di una vita piena e più sana.

La situazione in Europa è drammatica, con un riscaldamento che supera il doppio della media globale. Questo ha portato a ondate di calore consecutive e periodi di siccità prolungati, che hanno creato condizioni ideali per incendi boschivi mortali. In Spagna, Francia e Grecia, centinaia di migliaia di ettari sono stati bruciati, costringendo a una delle più grandi operazioni di evacuazione dalla Seconda guerra mondiale. I ricercatori sottolineano che, se non si cambiano le politiche climatiche, i bambini europei dovranno affrontare un futuro in cui le condizioni estreme favorevoli agli incendi saranno una realtà quotidiana.

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