La situazione dei docenti di staff e dei vicepresidi si fa sempre più preoccupante. Con un’alta aliquota fiscale che toglie circa il 40% del compenso per gli impegni extra, i lavoratori che svolgono incarichi oltre l’insegnamento guadagnano appena 100 euro netti in più al mese. Questo livello di tassazione, che si confronta con la flat tax al 15% in sanità, ha suscitato preoccupazioni e proteste all’interno del settore educativo.
Un sistema fiscale che penalizza i docenti di staff
Secondo Rosolino Cicero, presidente di ANCoDiS, l’alta aliquota fiscale sullo straordinario ha effetti devastanti. I docenti che svolgono compiti di coordinamento, tutoraggio o gestione di progetti guadagnano poco più di 10 euro l’ora netto, un dato che non risponde alle responsabilità e al lavoro svolto. “Lavoriamo per il diritto allo studio e il funzionamento delle scuole, ma lo Stato ci tratta da figliastri”, ha dichiarato Cicero, sottolineando come il sistema fiscale non riconosca il valore del loro lavoro.
Il paragone con la sanità, dove alcune prestazioni aggiuntive godono di una tassazione agevolata al 15%, è diventato un tema centrale nel dibattito. I docenti di staff, che spesso affiancano i dirigenti scolastici o gestiscono progetti educativi, vedono il loro compenso ridotto drasticamente. “Lavoriamo per due diritti costituzionalmente garantiti e nonostante ciò, siamo trattati in modo diverso”, ha sottolineato Cicero, che ha anche ricordato come il lavoro di questi docenti si riduca a poco più di 10 euro l’ora netto. Secondo i dati forniti, chi affianca il preside guadagna 19 euro l’ora, chi insegna nei corsi di recupero 55, chi segue un progetto 38. Tuttavia, su tutti questi importi pesa l’aliquota fiscale vicina al 40%, che riduce il compenso netto a un livello sottopagato. Il sindacato, attraverso ANCoDiS, chiede un taglio dell’aliquota al 15%, come in sanità, per garantire un’equa retribuzione.
Un rischio per la scuola e per il sistema educativo
Il timore è che sempre più docenti rinuncino agli incarichi extra, a causa del livello di tassazione. “Questo livello di tassazione induce molti docenti a fare altre scelte, a danno della scuola”, ha avvertito Cicero. Il rischio, però, non è solo economico, ma anche organizzativo: “Senza di noi una scuola non può garantire il diritto allo studio, perché verrebbe meno tutta la parte organizzativa e funzionale al quotidiano servizio con gli alunni”, ha sottolineato.
Il ministro dell’Istruzione GIuseppe Valditata ha recentemente comunicato l’ok definitivo del Consiglio dei ministri alla parte economica del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027, ricordando che i tre contratti firmati dall’inizio del mandato valgono complessivamente 412 euro lordi al mese in più per i docenti e 304 per gli Ata. Tuttavia, con l’inflazione al 17%, il divario si fa più ampio, soprattutto per chi ha incarichi extra. Il fronte fiscale si intreccia con quello contrattuale, con l’atto di indirizzo del ministero che ha introdotto per la prima volta un riferimento al “middle management” scolastico. Cicero, affiancato dal sindacato Anief, lo ha accolto come “un primo passo”, ma ha rilanciato la necessità di un’area contrattuale per le figure di sistema, un fondo dedicato al Ptof, formazione certificata e una carriera più rapida per chi punta al concorso da dirigente.



