Il Dopolavoro di Cassano d’Adda, punto di ritrovo per generazioni di cittadini, chiuderà dopo oltre trent’anni di attività. Il gestore storico, Luca “Baki” Cairo, ha perso la gara per l’affitto dell’edificio, vinta da un’offerta esterna. La decisione, annunciata in giornata dal sindaco Fabio Colombo, ha scatenato una forte reazione della comunità, che ha lanciato una petizione per chiedere una pausa di riflessione. La chiusura, prevista per il 15 ottobre, è accompagnata da un dibattito acceso tra chi sostiene la decisione e chi ritiene che si stia cancellando una parte importante della storia locale.
Un bando rispettato, ma un’emozione forte
Il bando per l’assegnazione dell’immobile, aperto a tutti e condotto nel pieno rispetto delle regole, ha visto due sole offerte: quella del team storico di gestione, guidato da Baki Cairo, e una seconda, vincente. Il sindaco Fabio Colombo ha sottolineato che la scelta è stata fatta in base a criteri oggettivi, ma ha riconosciuto l’emozione legata al luogo. “Il Dopolavoro è luogo che per me ha un valore profondamente personale e che conosco bene, così come conosco il gestore attuale”, ha detto. Tuttavia, la decisione ha suscitato una forte reazione da parte dei cittadini.
La comunità sostiene che il Dopolavoro non sia solo un immobile, ma un punto di riferimento per intere generazioni. Un gruppo di cittadini, noto come “La gente del Dopolavoro”, ha reso virale un intervento su una piattaforma sociale, in cui si chiede di valutare se esista una possibilità di ripensarci. “Non è un semplice immobile: si cancellano trent’anni di storia e un luogo che ha unito la comunità”, affermano i sostenitori del gestore storico.
La petizione chiede una pausa di riflessione
Una petizione online, intitolata “Salva il Dopolavoro di Cassano d’Adda”, ha raccolto numerose firme e richiede al Comune di valutare se esista una possibilità di ripensarci. “Quanto vale un luogo che crea lavoro, aggregazione, relazioni?” si chiede nel testo. La comunità sostiene che il Dopolavoro non sia solo un immobile, ma un luogo che ha unito la comunità per decenni. “E quanto vale qualcosa che, una volta perso, non può essere ricostruito?” si legge nel testo della petizione. La decisione, pur rispettosa delle regole, ha suscitato emozioni forti. Molti sostengono che il bando non abbia considerato il valore storico e sociale del locale. “Il risultato è la cancellazione di un punto di riferimento per intere generazioni, trattato in questo procedimento come un semplice immobile da assegnare”, affermano i sostenitori del gestore storico. La comunità chiede una pausa di riflessione, senza chiedere di violare le regole, ma di valutare se esista una soluzione alternativa.
Il dibattito ha coinvolto anche il Pd cassanese, che ha annunciato di richiedere l’accesso agli atti per verificare se siano state vagliate tutte le opzioni possibili. “Il Dopolavoro è un’icona di Cassano, e della zona Adda Martesana, da 30 anni un luogo di incontro importante per tanti giovani”, ha sottolineato un portavoce del partito. La decisione, pur rispettosa delle norme, ha suscitato una forte emozione e una richiesta di riflessione da parte della comunità. Il Dopolavoro, per molti, non è solo un luogo, ma un simbolo di connessione e memoria collettiva.



