Un nuovo studio italiano, pubblicato su Astronomy & Astrophysics, ha rivelato che le differenze chimiche osservate tra stelle negli ammassi globulari potrebbero essere spiegate dal magnetismo solare. Gli scienziati, guidati da Yazan Momany dell’Inaf di Padova, hanno scoperto che le proprietà magnetiche del Sole, in particolare il ciclo di 11 anni tra minimo e massimo di attività, possono riprodurre le caratteristiche chimiche delle stelle “anomale” presenti in questi ammassi. Questo risultato semplifica un enigma che ha affascinato gli astronomi per oltre mezzo secolo.
un’alternativa semplice e potente
Secondo il lavoro, le stelle negli ammassi globulari non sono due generazioni distinte, ma due famiglie nate dalla stessa nube molecolare, con diverso livello di attività magnetica. Le differenze chimiche osservate, come l’anticorrelazione tra carbonio e azoto, sono state riprodotte in modo naturale nel Sole durante il suo ciclo magnetico, senza la necessità di complessi processi di arricchimento chimico o episodi di formazione stellare. Questo approccio, noto come paradigma “Sole come stella”, permette di osservare il Sole come una stella tipica, analizzando le sue proprietà magnetiche e chimiche.
Il team ha osservato che durante il massimo solare, le facole solari – regioni calde e luminose – si amplificano, coprendo aree dieci volte più estese delle tradizionali macchie solari. Queste impronte magnetiche, che si osservano anche in stelle del disco galattico, potrebbero spiegare le anomalie chimiche negli ammassi globulari. Gli scienziati hanno anche notato che, in ambienti iperdensi come gli ammassi, le interazioni tra stelle potrebbero accelerare i motori magnetici, contribuendo a differenziare le proprietà delle stelle.
un’ipotesi da verificare
Il lavoro ha anche evidenziato che, per completare il quadro, è necessario analizzare l’anticorrelazione tra ossigeno e sodio, che al momento non è stata confermata in stelle simili al Sole. Fino ai nostri risultati, tuttavia, questo aspetto è stato completamente trascurato nel contesto delle popolazioni multiple, benché rappresenti un enigma irrisolto da più di mezzo secolo. «La soluzione proposta per questo enigma vecchio di 50 anni è straordinariamente semplice, elegante e fondata sull’astrofisica», ha spiegato Simone Zaggia, coautore dello studio. «Al contrario, si ritorna alla descrizione classica degli ammassi globulari: stelle molto antiche, di bassa massa e bassa metallicità, legate gravitazionalmente in un sistema denso e sferoidale nato in un unico episodio di formazione stellare, oltre dieci miliardi di anni fa.»
Il team ha anche sottolineato che, sebbene il magnetismo solare possa spiegare le differenze chimiche osservate, è necessario ulteriore lavoro per confermare l’ipotesi in modo completo. «Siamo convinti che il magnetismo stellare (analogo a quello del Sole) sia una proprietà fondamentale anche per le stelle negli ammassi globulari», ha concluso Momany. «Questo risultato potrebbe aprire nuove strade per comprendere meglio la formazione e l’evoluzione delle stelle in ambienti estremi come gli ammassi globulari.»



