Sara Delvecchio, educatrice e ora host Airbnb, racconta la sua transizione da una professione amata a un ruolo che le ha restituito la dignità e l’indipendenza. La sua storia, pubblicata su iO Donna il 21 settembre 2026, si svolge tra la Val Camonica, a Rogno, dove la casa di suo nonno Cesare è diventata un luogo di accoglienza e di rinascita. Lasciare la professione di educatrice, una scelta non leggera, ha segnato un momento di profonda sofferenza, ma ha anche aperto la porta a una seconda vita, costruita intorno al desiderio di non farsi azzerare e di ritrovare se stessa.
Una scelta non leggera, ma necessaria
La decisione di abbandonare l’attività di educatrice, nel 2021, ha pesato molto su Sara. Non si tratta semplicemente di rinunciare a un lavoro, ma di abbandonare una parte strutturale di sé. «Non ho rinunciato semplicemente a un impiego, ma a una parte strutturale di me, perché avevo scelto e intrapreso quella professione mossa da un amore profondo», spiega. La paura di diventare «solo Sara la mamma» l’ha tormentata, ma la scelta per la famiglia è rimasta la priorità. La transizione ha segnato un momento di profonda sofferenza, ma anche di riflessione e crescita. Non è stata una scelta leggera o indolore: non ho rinunciato semplicemente a un impiego, ma a una parte strutturale di me.
La casa di nonno Cesare, un rifugio emotivo
La svolta è arrivata attraverso la casa di suo nonno, un luogo denso di ricordi e emozioni. La ristrutturazione di questa dimora, iniziata dopo la diagnosi di un tumore ovarico, è diventata una forma di terapia. «La casa che era di mio nonno era un luogo dove avevo ricordi bellissimi insieme a lui», racconta Sara. La gestione del cantiere, pur in un momento di sofferenza, le ha dato la forza per affrontare la malattia e per dare vita a un nuovo capitolo. La casa è diventata il punto di partenza per una rinascita personale e imprenditoriale, con l’apertura del progetto “La casa di Cesare” come host Airbnb.
La transizione da una professione a un’altra non è stata semplice. «Aprire la casa del cuore a sconosciuti non è stato affatto facile all’inizio», ammette. L’idea di condividere un luogo così caro con persone esterne le ha creato un forte timore. Tuttavia, il cambiamento è stato mentale: ha iniziato a immaginare che le emozioni d’infanzia potessero essere condivise con altri. «Il cambio è stato mentale: ho iniziato a immaginare che le stesse splendide emozioni d’infanzia, che avevo vissuto io, potessero condividerle anche altre persone, e questo pensiero mi ha aiutata a lasciarmi andare», spiega.
La casa di nonno Cesare è diventata un rifugio emotivo, un punto di partenza per una rinascita. Per Sara, l’hosting non è solo un’attività economica, ma una conquista di autonomia e dignità. «Sì, l’hosting viene visto spesso solo sotto il profilo economico, ma per me ha rappresentato una solida conquista di autonomia e dignità professionale», afferma. La casa, con la sua splendida vista sul lago e sulle montagne, è diventata un punto di attrazione per ospiti da tutto il mondo. La capacità di generare valore autonomamente, senza gravare sulla gestione familiare, le ha dato la forza di sentirsi di nuovo indipendente.
La sua esperienza è un invito a non aspettare il momento perfetto per iniziare un “secondo tempo”. «Il messaggio più forte che voglio dare è uno solo: buttarsi! Non bisogna avere paura di lasciarsi andare e non bisogna aspettare il momento perfetto, perché la vita può cambiare all’improvviso», conclude Sara. Oggi, guardandosi indietro, dice: «Sono ancora qui, più forte di prima, con la voglia di accogliere le persone e con la speranza che, dopo un soggiorno da me, gli ospiti tornino a casa con ricordi meravigliosi che restino nel loro cuore… esattamente come i miei di quando ero bambina insieme a mio nonno».



