Il Consorzio di bonifica Brenta ha concluso la stagione irrigua più complessa degli ultimi anni, segnata da portate ridotte del fiume e sei ondate di calore. Dopo un periodo di emergenza idrica, il Consorzio ha presentato un piano per affrontare la questione dell’acqua con una prospettiva di lungo periodo, puntando su invasi, sghiaiamento dei bacini e ricarica artificiale della falda. L’obiettivo è raggiungere 100 milioni di metri cubi di acqua immagazzinata annualmente, con l’obiettivo di garantire una disponibilità sostenibile per il futuro.
Una stagione irrigua segnata da siccità e calore
La stagione irrigua 2026 si è conclusa il 21 settembre, dopo un periodo di estrema tensione per la gestione della risorsa idrica. Le portate del fiume Brenta sono state ridotte, con un calo significativo rispetto ai livelli storici. Già nel mese di aprile, il monitoraggio delle 55 risorgive attive ha evidenziato una portata complessiva scesa sotto i 2 m³/sec, con una diminuzione di circa 0,5 m³/sec rispetto al settembre 2025. Un valore che segna un calo notevole rispetto ai livelli degli anni precedenti.
Le piogge della prima decade di maggio hanno determinato un temporaneo miglioramento, seguito però da un rapido aumento delle temperature e della richiesta irrigua. Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, alla crescita delle temperature si è aggiunta la progressiva diminuzione delle portate del Brenta, rendendo più complessa la gestione della risorsa anche a causa della variabilità degli apporti provenienti dagli svasi delle centrali idroelettriche montane.
Un lavoro di squadra per gestire l’emergenza
Il Consorzio ha operato con un impegno costante, coinvolgendo l’intera struttura consortile, con particolare attenzione alla direzione, al personale addetto alla sorveglianza e agli operatori coinvolti. Il lavoro ha richiesto un dialogo continuo con la Regione del Veneto, Enel e altri soggetti coinvolti nella gestione della risorsa. L’emergenza ha visto l’attivazione di sistemi di turnazione irrigua e l’ottimizzazione della distribuzione dell’acqua, con un impegno quotidiano che ha richiesto sacrificio e attenzione da parte di tutti.
Il 1° luglio è stato dichiarato lo stato di emergenza idrica sull’intero territorio regionale, con l’Ordinanza regionale n. 72. Il 5 agosto, con l’Ordinanza regionale n. 98, è stata disposta la deroga al deflusso minimo vitale del Brenta a valle di Bassano del Grappa. Un provvedimento analogo era stato adottato soltanto nel 2022, prima del 2026. La gestione della risorsa non può più essere soltanto una risposta alle emergenze: deve diventare una programmazione permanente. Il Consorzio ha sottolineato che non si può aspettare la prossima emergenza per tornare a occuparsi dell’acqua. «Il dato importante è che non possiamo aspettare la prossima emergenza per tornare a occuparci di acqua», ha detto il presidente del Consorzio, Martino Cerantola.
La stagione irrigua ha confermato la necessità di affrontare la questione dell’acqua con una prospettiva di lungo periodo. I cambiamenti climatici stanno modificando la disponibilità e la distribuzione della risorsa, con precipitazioni sempre più concentrate e periodi prolungati di siccità. Per questo, il Consorzio di bonifica Brenta sta lavorando su più fronti, con l’obiettivo di garantire una gestione sostenibile e integrata della risorsa idrica. Il Consorzio punta a rafforzare la ricarica artificiale della falda, un’attività in cui è stato pioniere. L’obiettivo è raggiungere almeno 100 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, prelevandola in modo sostenibile nei periodi di maggiore necessità. La strategia include anche il sghiaiamento dei bacini di Corlo e Senaiga, con un dialogo costante con la Regione, e la ricerca di aree per la realizzazione di piccoli invasi diffusi.



