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martedì 22 Settembre 2026

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Il costo nascosto dei data center in Italia

I data center italiani stanno pesando sulle bollette e sull’acqua. Un costo invisibile per i cittadini.

Il costo nascosto dei data center in Italia sta emergendo come un tema cruciale per la società e l’ambiente. Questi impianti, necessari per l’espansione dell’intelligenza artificiale, stanno consumando una quantità enorme di energia e acqua, con conseguenze dirette sui prezzi delle bollette e sull’accesso alle risorse locali. Secondo un’inchiesta approfondita, i data center italiani hanno assorbito il 22% dell’elettricità nazionale nel 2024, con un impatto che si proietta a lungo termine. La concentrazione di questi impianti, soprattutto a Milano, ha reso il capoluogo lombardo il quarto polo europeo per la costruzione di strutture digitali, con progetti che potrebbero intercettare fino al 23% dei nuovi capitali del settore.

Consumo energetico e impatto economico

Nel 2024 i data center italiani hanno consumato circa 3,9 TWh, pari all’1,3% dei consumi elettrici nazionali. Tuttavia, la traiettoria futura preoccupa: uno studio Wwf-Università di Padova stima un aumento della domanda tra +9,7 e +29,7 TWh entro il 2030, con un potenziale consumo aggiuntivo che potrebbe raggiungere il 5-7% della domanda nazionale. La rete elettrica non è pronta a gestire questa crescita, e le richieste di connessione superano di gran lunga la capacità reale. A fine marzo 2026, Terna ha ricevuto 480 richieste per 82,63 GW complessivi, quasi il doppio della potenza massima domandata in Italia in un istante. Il dibattito sull’effettivo impatto sui prezzi delle bollette è aperto, ma i dati irlandesi suggeriscono che i data center possano contribuire a un aumento dei costi per i consumatori.

La domanda di energia cresce, ma la rete non è pronta a seguirne il ritmo. I data center costringono il sistema a accendere più spesso gli impianti a gas, i più cari, spingendo in alto il prezzo pagato da ogni utente. Questo meccanismo, già osservato in Irlanda, potrebbe ripetersi in Italia, con conseguenze dirette sui consumatori.

Costo idrico e impatto ambientale

Il consumo d’acqua è un altro aspetto critico. Per raffreddare i server, i data center richiedono enormi quantità d’acqua, con stime che indicano un consumo giornaliero tra gli 11 e i 19 milioni di litri, equivalente a quello di una città di 30.000-50.000 abitanti. In un Paese che ha conosciuto siccità e razionamenti, questa pressione sui risorse idriche rischia di creare conflitti con le comunità locali. Inoltre, la costruzione di questi impianti ha comportato la disboscazione di terreni e l’uso di esplosivi per livellare il suolo, con conseguenze ambientali significative.

Le falde acquifere e i pozzi artesiani sono stati contaminati da sedimenti e fango. L’inquinamento idrico, accompagnato da rumori e vibrazioni, ha creato un impatto negativo sull’ambiente e sulla salute delle comunità locali. Una stima di Ieefa suggerisce che gli investimenti di potenziamento in Italia non peseranno sulle bollette, ma il dibattito resta aperto. L’Italia, negli ultimi mesi, è diventata uno dei mercati più ambiti d’Europa per la costruzione di data center, spinto dalla corsa all’intelligenza artificiale. Tuttavia, il costo nascosto di questa crescita non è ancora pienamente chiaro per i cittadini.

Sebbene i data center siano visti come un’opportunità per l’occupazione, i numeri non sono ancora chiari. Secondo uno studio dell’Università di Padova in collaborazione con il Wwf, i data center commerciali italiani impiegano oggi poco più di 1.200 addetti a tempo pieno, con una stima che potrebbe avvicinarsi ai 6.000 entro il 2035. Altre stime, più positive, parlano di 30-40.000 posti diretti e indiretti in cinque anni. Tuttavia, i dati sono difficili da verificare, e i benefici occupazionali di lungo periodo restano incerti. La questione non è demonizzare la digitalizzazione, ma capire chi ne sostiene i costi nascosti. Se i benefici occupazionali non sono ancora confermati, e i consumi energetici e idrici crescono, allora la crescita dei data center in Italia deve essere valutata con attenzione. Al momento, mancano regole nazionali chiare e una trasparenza sui numeri reali, che potrebbero influenzare la vita quotidiana dei cittadini.

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