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giovedì 24 Settembre 2026

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Salute

Fertilità, il 60% delle donne non ha mai ricevuto informazioni e il 70% si rivolge all’IA per cercare una gravidanza

L’indagine svela un vuoto informativo sulla fertilità e un forte ricorso all’IA da parte delle donne in cerca di una gravidanza.

La mancanza di informazioni sulla fertilità e il ricorso crescente all’intelligenza artificiale per ottenere risposte sono i temi centrali di un’indagine presentata all’Università di Bari in occasione della Giornata Nazionale della Fertilità. Secondo i dati, il 60% delle donne in cerca di una gravidanza non ha mai ricevuto informazioni specifiche sul tema, mentre il 70% si rivolge all’IA per ottenere dati su ovulazione, ciclo mestruale e salute riproduttiva. Questi numeri mettono in luce un vuoto informativo che le donne cercano di colmare autonomamente, spesso con strumenti digitali.

Un vuoto informativo che non si risolve

Il dato più significativo emerso dall’indagine riguarda proprio la frequenza con cui le donne cercano informazioni online. Nell’ultimo anno, il 70% delle intervistate ha interpellato più volte l’intelligenza artificiale per ottenere dati su fertilità, ovulazione e benessere riproduttivo. Questo fenomeno conferma come i temi della salute riproduttiva siano diventati prioritari e non più rimandabili per le donne. Tuttavia, il ricorso all’IA non sostituisce il parere di un professionista sanitario, ma funge da strumento di primo orientamento. Il 58% delle donne riconosce un vuoto informativo non colmato da fonti istituzionali o educative mirate. Secondo i monitoraggi dell’American Society for Reproductive Medicine, il 59% delle giovani donne si sente totalmente disinformato sulla propria fertilità a causa della mancanza di un’educazione specifica. Questo dato sottolinea come il problema non sia solo individuale, ma strutturale e sociale.

La ricerca autonoma e il ruolo del medico

Un altro dato rilevante è il 40% delle intervistate che ha dichiarato di essersi rivolto a un medico per ottenere consigli affidabili. Questo indica che, nonostante il forte ricorso al digitale, le donne continuano a cercare supporto professionale. Tuttavia, il 58% di esse riconosce un vuoto informativo che non è stato colmato da fonti istituzionali o educative mirate. La ricerca autonoma online e il ricorso all’intelligenza artificiale non sostituiscono il professionista sanitario, ma fungono piuttosto da strumenti di primo orientamento. Questo conferma quanto sia fondamentale affiancare le donne con fonti scientificamente autorevoli per colmare quel 58% di vuoto informativo ed evitare derive disinformative.

Per rispondere a questa esigenza, Sestre ha organizzato una serie di incontri, tra cui Sestre Talks, che scava nelle modalità con cui le donne cercano risposte ai propri dubbi in materia di salute riproduttiva. L’obiettivo è rompere il silenzio e i tabù attorno alla fertilità, offrendo spazi di ascolto, dati concreti e confronto medico-scientifico. A Bari, dal 22 al 25 settembre, si terranno consulenze multidisciplinari online, mentre a Torino, il 24 settembre, si svolgerà un Open Day presso il Centro Clinico San Carlo di Ginecologia e Fecondazione Assistita.

«L’intelligenza artificiale e il digitale stanno fungendo da primo punto di riferimento e da grande apripista per orientare le donne verso una maggiore consapevolezza, ma questo non basta», conclude Sabrina Fiorentino, CEO e Direttrice Scientifica di Sestre, startup femtech che integra ricerca scientifica e tecnologia per sviluppare protocolli a supporto della fertilità.

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