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martedì 22 Settembre 2026

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Il governo punta sul taglio del canone Rai per controllare il finanziamento del servizio pubblico

Il governo propone riduzione del canone Rai per legarlo al finanziamento, riducendo l’indipendenza del servizio pubblico.

Il governo propone un taglio al canone Rai come ulteriore strumento per controllare il finanziamento del servizio pubblico, riducendo la sua indipendenza. L’emendamento, condiviso da Forza Italia e Fratelli d’Italia, prevede una riduzione del canone, ma il finanziamento continuerà a essere garantito attraverso forme alternative, con l’assegnazione anno per anno di fondi da parte del governo. L’obiettivo è legare il finanziamento della Rai al potere esecutivo, aumentando la dipendenza del servizio pubblico dai voleri del governo.

Un colpo all’indipendenza del servizio pubblico

La proposta, emersa durante la discussione del testo della riforma Rai al Senato, rappresenta un ulteriore colpo all’indipendenza del servizio pubblico. Tradizionalmente, il canone è stato una fonte stabile di finanziamento per la Rai, ma la destra vuole cambiarne la struttura, riducendo il canone e compensandolo con fondi pubblici da reperire altrove. Questo meccanismo, spiega la fonte, permette di mantenere un certo livello di finanziamento, ma con una maggiore dipendenza dal governo. La Lega ha trovato un modo per aggirare le norme europee. Tradizionalmente, a spingere per il taglio del canone è sempre stata la Lega, che però aveva incontrato un limite nelle norme previste dall’European Media Freedom Act, in cui si prevede che i mezzi a disposizione del broadcaster devono rimanere stabili. Tuttavia, la destra ha trovato un modo per aggirare questa norma, permettendo il taglio del canone come materiale spendibile in campagna elettorale, simile all’abolizione del bollo auto.

La sinistra e la difesa dell’indipendenza

La sinistra, attraverso i consiglieri d’amministrazione vicini all’opposizione, ha espresso preoccupazione per la proposta. Secondo loro, il taglio del canone e la sua compensazione con fondi pubblici potrebbero rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica. Si rischia, spiegano, di ridurre l’indipendenza del servizio pubblico, già compromessa dall’assetto legislativo attuale, incompatibile con le norme europee.

La riforma potrebbe portare a un cambio di governo della Rai. La destra cerca l’accelerazione: oltre a essere argomento spendibile in campagna elettorale, chiudere la riforma significherebbe azzerare il consiglio d’amministrazione attuale e formarne uno nuovo che garantirebbe il controllo della Rai alla destra per parte della prossima legislatura. Un piatto ghiotto soprattutto per la Lega, a rischio di non portare più a casa un consigliere d’amministrazione. La proposta, inoltre, prevede l’assegnazione anno per anno di fondi da parte del governo, aumentando la dipendenza della Rai dai voleri dell’esecutivo. Questo meccanismo, se confermato, potrebbe portare a un ulteriore spostamento di potere e di fondi assegnati al servizio pubblico, con conseguenze significative per la sua indipendenza e per la sua capacità di operare in modo autonomo.

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