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martedì 22 Settembre 2026

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Cronaca

Ilva e AdI in attesa della sentenza della Corte d’Appello, Urso: «Finiti in un labirinto creato dalla magistratura»

Ilva e AdI attendono la sentenza della Corte d’Appello sul ricorso di sospensiva, il ministro Urso commenta la situazione e la complessità giudiziaria.

Ilva e AdI attendono con attenzione la pronuncia della Corte d’Appello di Milano, prevista il 30 settembre, sulla nuova istanza di sospensiva presentata per il decreto di fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha commentato la situazione durante un incontro a Bologna, sottolineando la complessità della situazione e la necessità di un equilibrio tra diritto al lavoro, salute e ambiente. «Siamo fiduciosi che prevalga la certezza del diritto», ha detto Urso, riferendosi alle prossime scadenze giudiziarie.

La sospensiva e il rischio di un labirinto giudiziario

La richiesta di sospensiva, presentata da Ilva e AdI, è stata rigettata in precedenza dalla Corte d’Appello, che ha ribadito il no alla sospensione dell’efficacia del decreto. Il ministro ha sottolineato che la sospensione è una misura eccezionale, richiedente la dimostrazione di un danno grave e irreparabile, che non è stato fornito. La Procura generale ritiene che non sussistano i presupposti richiesti per la sospensione, ha spiegato Urso, riferendosi al parere del sostituto procuratore generale Angelo Renna. Il ministro ha anche ricordato la bozza di decreto legge in discussione con i sindacati per la cassa integrazione per i lavoratori diretti dell’acciaieria e dell’indotto. «I primi a subire l’impatto di una decisione della magistratura», ha detto Urso, sottolineando l’importanza di accelerare la reindustrializzazione dell’intera area. Tuttavia, il piano del governo non è ancora definito e sarà varato con un decreto legge ad hoc. Il Consiglio dei ministri di questa settimana non ha previsto nuovi incontri con le parti sociali, a causa della complessità della situazione.

Costi e danno economico: un presupposto falso?

Le società prospettano un danno economico rilevante con la fermata degli impianti, soprattutto se la Cassazione dovesse dar loro ragione. Tuttavia, il parere della Procura generale ha sottolineato che non è stato fornito alcun elemento che consenta di valutare il rapporto tra i costi di adeguamento e il presunto danno da lucro cessante. Non è sufficiente evocare un danno economico, occorre dimostrarne la gravità e l’irreversibilità, ha scritto il procuratore generale.

Gli avvocati di Ilva replicano affermando che i costi di ripristino impianti sono stati valutati da Rina Consulting e sono pari a 830 milioni di euro. «La nuova richiesta di sospensiva si basa su una relazione tecnica in cui si quantifica in 830 milioni il costo per riavviare gli impianti», ha detto l’avvocato Maurizio Rizzo Striano, legale dei cittadini di Taranto. Tuttavia, Rizzo Striano ha sottolineato che in tutti questi anni gli impianti sono stati fermati e riavviati più volte, senza necessità di spese particolari. «Se fosse vero quello che sostengono Ilva e AdI, in questi anni si sarebbero spesi miliardi per ogni fermata e riavvio», ha concluso Rizzo Striano, sottolineando che la spesa non è mai stata necessaria.

La decisione della magistratura rimane fondamentale per il futuro dell’area. «Tutti siamo in attesa di chi ha il potere di decidere lo spegnimento degli impianti», ha osservato Urso. La pendenza del giudizio di Cassazione non è sufficiente a giustificare la sospensione dell’efficacia del decreto, come ha chiarito il procuratore generale. La Corte d’Appello, il 30 settembre, si pronuncerà sulla seconda richiesta di sospensiva, motivata con il prossimo giudizio della Suprema Corte.

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