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martedì 22 Settembre 2026

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Ambiente

L’inquinamento da PM2.5 in Lombardia costa 33,4 miliardi di euro all’anno

L’inquinamento da PM2.5 in Lombardia costa 33,4 miliardi di euro all’anno, con costi sanitari e perdita di produttività.

L’inquinamento da PM2.5 in Lombardia costa 33,4 miliardi di euro all’anno, un impatto economico pari al 7,3 per cento del Pil regionale. L’indicatore è stato reso noto da un nuovo studio europeo, realizzato nell’ambito del progetto VALESOR, finanziato dal programma Horizon Europe della Commissione europea. L’analisi, che si riferisce al 2023, quantifica per la prima volta in termini economici l’impatto sanitario sulla popolazione lombarda dell’esposizione al solo PM2.5, il particolato fine inquinante emesso da attività antropiche. Il costo complessivo include costi sanitari, perdita di produttività e peggioramento della qualità della vita, con un impatto di 3.360 euro l’anno per cittadino.

Costi sanitari e politiche regionali insufficienti

Secondo l’associazione Cittadini per l’Aria, i costi sanitari diretti, come cure, visite, ospedalizzazioni e farmaci, ammontano a 1,4 miliardi di euro all’anno. Tra i costi più elevati, si segnala il settore della demenza, con oltre 2,3 miliardi di euro l’anno, seguito dalla Broncopneumopatia cronica ostruttiva, con 899 milioni di euro. L’associazione sostiene che tali costi siano in parte riconducibili a politiche regionali insufficienti, come già evidenziato in passato da sentenze della giustizia europea.

La Cittadini per l’Aria ha presentato un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti per la Lombardia, chiedendo di accertare eventuali profili di responsabilità erariale legati alle politiche regionali sulla qualità dell’aria. L’azione è ispirata a tre condanne della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sulla qualità dell’aria nella regione e a tre procedure di infrazione tuttora aperte. L’associazione lamenta i continui ritardi nella pianificazione e nel controllo delle misure contro l’inquinamento, nonché i finanziamenti minimi in comparti chiave come i trasporti.

Un confronto tra Italia e Francia

Il confronto con la Francia ha evidenziato una differenza significativa nella riduzione del tasso di mortalità da PM2.5. Tra il 2005 e il 2023, in Francia il tasso di mortalità è calato del 66,4 per cento, arrivando a 34,2 decessi ogni 100mila abitanti, mentre in Italia la riduzione si è fermata al 43,4 per cento, con ben 100,6 decessi ogni 100mila abitanti. Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria, ha sottolineato che l’Italia rimane drammaticamente al palo rispetto all’Europa, che progredisce speditamente verso un’aria respirabile.

“Crediamo che il monitoraggio giudiziario delle azioni che si mettono in campo sia cruciale e che possa contribuire a salvare almeno una parte di quelle 43mila vittime innocenti che annualmente muoiono prematuramente nel nostro paese a causa del particolato fine”, ha concluso Gerometta, sottolineando il primato italiano in UE per decessi d’aria, davanti a Polonia e Germania. Un altro aspetto critico riguarda le deroghe, come quella del 2024 sulla possibilità di utilizzare vecchi impianti a biomassa legnosa non performanti, e l’aumento di 130.000 capi bovini negli allevamenti lombardi, responsabili di un carico emissivo di ammoniaca associato alla formazione del PM2.5 secondario. La Cittadini per l’Aria ha fatto un parallelo tra il caso italiano e quello della Francia, dove il Consiglio di Stato ha condannato lo Stato francese con cinque sentenze per mancato rispetto dei limiti europei sulla qualità dell’aria.

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