Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha concluso il suo mandato con un discorso che ha sottolineato l’importanza del potere come strumento per costruire un futuro equo per tutti. Dopo due mandati, il portoghese ha ricordato ai leader mondiali le sfide del XXI secolo: guerre, disuguaglianze, crisi climatica e intelligenza artificiale. Il suo discorso, tenuto durante l’81ma Assemblea generale delle Nazioni Unite il 22 settembre 2026, ha messo in luce la necessità di responsabilità, giustizia e regole comuni per un mondo in crisi. Le faglie del nostro mondo si stanno allargando.
Le grandi prove del potere
Il segretario generale ha identificato quattro grandi prove del potere nel XXI secolo: pace e sicurezza, disuguaglianze, clima e intelligenza artificiale. Ha sottolineato che queste non sono emergenze separate, ma capitoli della stessa storia: la storia del potere. Il potere si sposta tra gli Stati, dai governi verso poche grandi aziende e individui, e sempre più dagli esseri umani alle macchine. Mentre le istituzioni internazionali continuano a riflettere gli equilibri di ottant’anni fa, Guterres ha chiesto una riforma del Consiglio di sicurezza, che non ha seggi permanenti africani e quindi è “ingiusto e indifendibile”.
Le guerre e le disuguaglianze
Guterres ha denunciato l’attacco di Hamas del 7 ottobre e l’offensiva israeliana su Gaza, definendola “per dimensioni di morte e distruzione diversa da qualsiasi cosa abbia visto” nei suoi anni all’ONU. Ha condannato anche la guerra russa in Ucraina, definita “brutale invasione” di un Paese sovrano in violazione della Carta delle Nazioni Unite, e la situazione in Sudan e Myanmar. Chi inquina deve pagare. Ha sottolineato che miliardi di persone restano prive di cibo, acqua, istruzione, lavoro dignitoso e cure, mentre i Paesi più poveri sono schiacciati dal debito.
Ha anche criticato l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e le violenze e gli sfollamenti, ricordando che “non possiamo permettere che la soluzione dei due Stati scompaia davanti ai nostri occhi”. L’intera aula ha applaudito le sue parole, nonostante l’amministrazione americana abbia negato il visto alla delegazione palestinese per il secondo anno consecutivo.
Il clima e l’intelligenza artificiale
Sul clima, Guterres ha denunciato “una generazione che consuma il futuro della successiva”. Ha chiesto ai governi piani per l’uscita dai combustibili fossili coerenti con il limite di 1,5 gradi e una transizione giusta. Le risorse destinate all’adattamento dei Paesi in via di sviluppo restano irrisorie. Sull’intelligenza artificiale, ha sottolineato che il pericolo non è la tecnologia, ma “la tecnologia senza responsabilità, la capacità senza controllo, le decisioni senza trasparenza”. Ha chiesto ai governi, soprattutto quelli con maggiori capacità tecnologiche, di costruire regole comuni e una supervisione indipendente.
“I bambini non devono mai diventare cavie di sistemi non regolamentati”, ha detto, aggiungendo che “le decisioni sulla vita e sulla morte non possono essere cedute alle macchine”. Ha ricordato che l’ONU esiste perché il potere ha bisogno di regole e l’umanità di un luogo nel quale esso risponda a principi. “Il potere più grande non è quello di dominare, ma quello di costruire un futuro che funzioni per tutti”, ha concluso. L’intera aula si è alzata in piedi come tributo di gratitudine, mentre Guterres lasciava il podio commosso. Le camere inquadravano grandi assenti, come il presidente cinese Xi, il primo ministro indiano Modi e il cancelliere tedesco Merz, che quest’anno hanno scelto di non essere presenti in aula. Guterres ha detto che il suo mandato non è finito: “Non mi arrenderò mai”.



