La Regione Lazio si prepara a versare 77,6 milioni di euro al Gruppo San Raffaele, azienda sanitaria legata al deputato-editore leghista Antonio Angelucci. L’importo, destinato a risolvere un contenzioso giudiziario, arriva dopo una sentenza del Consiglio di Stato che ha imposto un esborso di estrema gravità per le casse regionali. La decisione, che dovrà essere approvata in consiglio regionale, coinvolge il presidente Francesco Rocca, ex presidente del Cda della Fondazione San Raffaele, e mette in luce i complessi rapporti tra politica e sanità privata.
Un contenzioso lungo anni
Il contenzioso risale a circa quindici anni fa, quando la Regione Lazio, guidata da Renata Polverini, firmò il Decreto Commissariale n. 62 del 27 luglio 2011. Quel testo fissava impegni e vincoli precisi sia per le strutture private che per le Aziende Sanitarie Locali. Negli anni successivi, la concreta attuazione delle clausole contrattuali e il rispetto dei tetti di spesa sono sfociati in un ginepraio di interpretazioni e ricorsi, che hanno attraversato diverse legislature regionali. L’ultimo capitolo di questa storia è arrivato con la sentenza del Consiglio di Stato n. 5822/2026, pubblicata il 17 luglio 2026, che ha imposto un esborso di 77,6 milioni di euro.
La figura di Rocca e i rischi finanziari
Francesco Rocca, attuale presidente della Regione Lazio, ha un passato legato al San Raffaele. Prima di intraprendere la carriera politica, era membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione San Raffaele. Le sue dimissioni dal Cda sono state registrate nell’ottobre del 2022, poco prima dell’ufficializzazione della sua candidatura alla presidenza. Ora, però, si trova a deliberare il pagamento di una somma milionaria verso un’azienda di cui ha fatto parte fino a poco tempo prima. Alessio D’Amato, consigliere regionale d’opposizione e ex assessore alla Sanità, ha espresso preoccupazione: «Vista l’ingente cifra in gioco, la Regione dovrebbe provarle tutte, chiedendo anche un parere vincolante all’Avvocatura dello Stato prima di cedere».
La decisione di versare i 77,6 milioni di euro potrebbe mettere in pericolo il piano di rientro della Regione, previsto per il 27 settembre. Secondo fonti interne, la giunta sta preparando una variazione di bilancio che potrebbe attingere dagli accantonamenti obbligatori già vincolati per i contenziosi. Se dovesse ricorrere al bilancio ordinario, l’ente andrà in passivo. La situazione è ulteriormente complessa dal momento che il San Raffaele, quando ha perso, non si è mai fatto scrupoli a ricorrere contro le sentenze del Consiglio di Stato.
Un rapporto di lunga data
Andrea Urbani, attuale direttore della Direzione Sanità e braccio destro di Rocca, era già dentro la macchina regionale. Tra il 2010 e il 2012, era membro del Collegio degli esperti della presidente Polverini, con un ruolo nella «definizione dei nuovi requisiti di autorizzazione e di accreditamento». Questo rapporto di lunga data ha contribuito a creare un ambiente in cui i rapporti tra la Regione e il San Raffaele sono spesso in bilico tra collaborazione e conflitto.
Non è la prima volta che i rapporti finanziari tra l’attuale giunta e il gruppo sanitario finiscono sotto la lente d’ingrandimento dell’aula. Già nei primissimi provvedimenti approvati dall’amministrazione Rocca, su uno stanziamento complessivo di 23 milioni di euro destinato alla sanità privata, circa 10,2 milioni erano stati assegnati alle cliniche del gruppo San Raffaele. A questo si aggiunge anche il recente contributo di 50mila euro erogato dalla Regione Lazio per la presenza istituzionale dell’ente alla festa organizzata dal quotidiano Il Tempo. Un finanziamento che le opposizioni non hanno esitato a bollare come un ulteriore segnale di benevolenza verso la galassia sanitaria e editoriale riconducibile alla famiglia di Antonio Angelucci.



