Robin De Puy, fotografa olandese, racconta chi sono gli americani oggi: «Vivono con più inquietudine, ma mi hanno insegnato come una comunità può prendersi cura di te anche se lo stato non lo fa». Il progetto American, realizzato tra il 2022 e il 2024, è una mostra esposta al SiFest a Savignano sul Rubicone, che presenta ritratti, video e audio delle persone che vivono quotidianamente negli Stati Uniti. La fotografa ha viaggiato per due anni con il suo compagno, documentando storie di resilienza, desideri e paure, lontane dagli stereotipi mediatici.
Un’America diversa, raccontata con empatia
Robin De Puy ha sempre sentito il fascino per gli Stati Uniti, un Paese immenso e affascinante. Il suo primo viaggio, nel 2015, in sella ad un’Harley-Davidson, ha segnato l’inizio di un’esperienza che l’ha portata a esplorare il Paese e a fotografare le persone che incontra. «Volevo mostrarne un altro lato: quello delle persone che ho incontrato e che continuo a incontrare durante i miei viaggi, ognuna con la propria storia e opinioni diverse», spiega. Il progetto American è nato da una domanda: «Che cosa significa essere americani oggi?».
Storie di comunità e resilienza
Le persone che De Puy ha fotografato le hanno insegnato molto. «Ho imparato ad allevare un procione, come seppellire tuo marito se non vuoi un funerale “normale”, a crescere un bambino vivendo in macchina, a giocare a bingo con la cacca di pollo e a difendersi dai gatti assassini», racconta. Queste storie, raccolte in venticinque capitoli, mostrano un’America diversa, lontana da quelle che si vedono sui media. «Tantissime cose possiamo imparare da queste persone», dice la fotografa, che ha trovato in loro una grande voglia di condivisione.
La fotografa ha anche raccontato di una storia particolare: durante il viaggio del 2015, ha fotografato un bambino a cui si era affezionata molto. «Sono tornata più volte a cercarlo, la situazione mi preoccupava, ma non sono più riuscita a trovarlo. Poi, nel 2022, ho ricevuto una lettera dalla madre adottiva. Aveva riconosciuto suo figlio nei miei ritratti. Quel bambino appare anche in American, ma da adolescente», racconta. «Trovo affascinante il modo in cui queste storie continuino prima o poi, a tornare da me».
Un legame che va oltre la fotografia
De Puy ha spiegato che la sua empatia con le persone fotografate è fondamentale. «È la parte più importante. Voglio capire le persone, quello che hanno vissuto e il modo in cui lo hanno vissuto, senza giudicarle. Voglio creare uno spazio in cui possano sentirsi a proprio agio», dice. «Con quasi tutti sono ancora in contatto. A volte scherzo, penso siano la mia famiglia americana e in un certo senso, è vero. Ci sono persone che ho fotografato più volte negli ultimi dieci anni e che continuerò a fotografare. Mi piace assistere al modo in cui le persone cambiano e invecchiano nel tempo. Me compresa».
Il progetto American è finito qui? «Non lo so. Al momento sto lavorando a un progetto con Randy, un ragazzo che avevo ritratto nel mio primissimo libro. Credo di averlo incontrato almeno venti volte nel corso degli anni. Vive in Nevada e recentemente ha viaggiato con me fino a New York: per lui è stato il primo grande viaggio», conclude De Puy, che continua a esplorare l’America, sempre alla ricerca di storie che raccontino chi sono gli americani oggi.



