I Testimoni di Geova hanno reso pubblico il loro cambio di posizione riguardo al divieto di ricevere trasfusioni di sangue. L’aggiornamento, reso noto il 1° settembre 2026, è stato pubblicato sul sito ufficiale e permette ai fedeli di ricevere trasfusioni di globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine, ma non di sangue intero che non sia loro. Questo cambiamento segue anni di pressione e casi di morte attribuibili al rifiuto di trattamenti medici. La decisione ha suscitato reazioni da parte di famiglie e attivisti che hanno seguito le conseguenze di questa regola per anni.
Le conseguenze di un divieto
La decisione non è passata inosservata, soprattutto per le famiglie che hanno subìto gravi conseguenze a causa del divieto. Laura Bartolini, una ex fedele, ha raccontato come la mancata trasfusione abbia causato la morte di un bambino di 18 mesi. «I medici gli dissero che per curarlo era necessaria una trasfusione, ma lui rifiutò», ha spiegato. «Me li ricordo come fosse adesso i confratelli che andavano da lui a dirgli di resistere, di non cedere alla tentazione del diavolo. Il bambino morì, aveva 18 mesi. Il giorno del funerale c’era questa bara piccolina, tutta bianca e nessuno che piangeva. C’era un’atmosfera di soddisfazione, non di tristezza. Quando vidi mio padre stringergli la mano e dirgli: “Bravo, sei stato coerente”, ne ebbi abbastanza».
La pressione ha portato a un cambiamento radicale. Secondo un gruppo di attivisti, sono state registrate 33 mila morti dal 1961 al 2016 a causa del divieto, sebbene i dati siano considerati inattendibili. In Italia, i Testimoni di Geova contano circa 250 mila adepti. La legge italiana riconosce il diritto di rifiutare un trattamento medico per motivi religiosi, ma il divieto di trasfusioni ha suscitato critiche e preoccupazioni.
Un cambiamento che non è solo religioso
La decisione dei Testimoni di Geova di abbandonare il divieto di trasfusioni di sangue rappresenta un cambiamento significativo, non solo religioso ma anche sociale. La regola, originata durante la Seconda Guerra Mondiale, era basata su un’interpretazione letterale di alcuni passi delle Sacre Scritture. Tuttavia, con il passare degli anni, la pressione da parte di famiglie e attivisti ha portato a una revisione delle posizioni. «Questo principio si applica anche ai quattro maggiori componenti del sangue», ha spiegato il comunicato ufficiale. «Ovvero quelli che costituiscono il 99 per cento delle trasfusioni odierne, dato che il sangue intero in medicina non si usa praticamente più».
La stessa donna ha descritto come la sua famiglia abbia subìto gravi conseguenze. «Lo trovai incosciente, malato di cancro. Il primario diceva a mia madre e a mia sorella che un intervento non lo avrebbe guarito, ma che forse gli avrebbe dato qualche altro anno di vita. Loro strillavano e mostravano il suo tesserino dei testimoni di Geova in cui rifiutava le trasfusioni. Andò a finire che il dottore fu costretto ad allargare le braccia e lui morì accanto a me quella notte stessa. La stessa fine della madre: Cinque anni dopo, aveva 68 anni e una malattia del sangue. La trasfusione era l’unica cura, ma lei si è ostinata a rifiutarla».
La decisione ha suscitato reazioni da parte di famiglie e attivisti che hanno seguito le conseguenze di questa regola per anni. «Ho perso mio padre, mia madre e ho tagliato i rapporti con mia sorella», ha raccontato Laura Bartolini. «Magari, anche andare in discoteca, ma tutto questo era proibito. Ci fu un momento preciso però in cui decisi che era finita. Un mio collega scoprì che suo figlio era malato. I medici gli dissero che per curarlo era necessaria una trasfusione, ma lui rifiutò. Me li ricordo come fosse adesso i confratelli che andavano da lui a dirgli di resistere, di non cedere alla tentazione del diavolo. Il bambino morì, aveva 18 mesi. Il giorno del funerale c’era questa bara piccolina, tutta bianca e nessuno che piangeva. C’era un’atmosfera di soddisfazione, non di tristezza. Quando vidi mio padre stringergli la mano e dirgli: “Bravo, sei stato coerente”, ne ebbi abbastanza».



