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martedì 22 Settembre 2026

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Esteri

Ucraina e Unione europea: il dibattito sull’adesione e i rischi per i Paesi candidati

L’Ucraina cerca di accelerare l’adesione all’Unione europea, ma i deputati europei esprimono dubbi su costi, tempi e impatto sugli altri Paesi candidati.

L’Ucraina cerca di accelerare il suo percorso di adesione all’Unione europea, ma il dibattito tra i deputati europei si fa sempre più acceso. Mentre i parlamentari di Bruxelles hanno accolto positivamente gli sforzi compiuti per rafforzare le istituzioni democratiche e portare avanti le riforme, soprattutto nei settori della giustizia e della lotta alla corruzione, restano aperti i nodi legati ai tempi del processo di adesione, alle risorse del bilancio europeo e all’impatto sugli altri Paesi candidati.

Il nodo delle risorse

L’eurodeputata del Partito democratico Lucia Annunziata ha evidenziato i possibili effetti dell’ingresso dell’Ucraina sugli equilibri finanziari e politici dell’Unione. “Il passaggio sull’Ucraina è uno dei temi che più divide”, ha sottolineato. Esiste un timore concreto: che l’ingresso dell’Ucraina possa ridurre la quota di risorse disponibili per gli altri Stati membri, perché il bilancio europeo dovrebbe essere ripartito tra 28 Paesi invece che tra 27. Questo potrebbe creare un precedente che rallenta anche i processi di altri Paesi candidati, come quelli dei Balcani occidentali.

Se oggi si introduce questo principio, si crea un precedente che rischia di rallentare non solo il percorso dell’Ucraina, ma anche quello degli altri Paesi candidati, come quelli dei Balcani occidentali. Quello che vale per Kiev finirà inevitabilmente per valere anche per loro. L’ingresso dell’Ucraina potrebbe quindi influenzare negativamente la prospettiva di altri Paesi che attendono da anni l’adesione all’Unione.

I costi dell’allargamento

Un’analisi più critica arriva dall’eurodeputato della Lega Paolo Borchia, il quale sostiene che un nuovo allargamento rischierebbe di avere costi elevati per i cittadini europei. “Negli ultimi decenni l’Unione europea ha dimostrato di essere un gigante dai piedi d’argilla”, ha commentato. Gli allargamenti sono stati condotti con poco criterio e con risultati spesso deludenti. Per questo motivo, un’ulteriore operazione di questo tipo rischierebbe di trasformarsi in un bagno di sangue per le tasche dei contribuenti italiani.

Non dimentichiamo, inoltre, che esistono altri strumenti con cui sostenere Kiev: non è necessario che l’Ucraina entri nell’Unione europea. Penso, ad esempio, agli strumenti di assistenza macrofinanziaria, che consentono già oggi di fornire un supporto concreto. Un allargamento in questa fase non sarebbe conveniente e rischierebbe anche di alimentare il malcontento dei Paesi dei Balcani occidentali, che attendono il loro ingresso nell’Unione da decenni. Favorevole al percorso europeo di Kiev, ma nel rispetto delle regole previste dai trattati, l’eurodeputato di Forza Italia Salvatore De Meo ha sottolineato che il progetto di allargamento va valutato con la massima attenzione. “Questo acquista una valenza geopolitica in uno scenario globale delicato e precario”, ha affermato. Il processo di adesione dell’Ucraina deve rispettare le regole d’ingaggio, con la massima attenzione, senza avere strumentalizzazioni, non ci devono essere scorciatoie ma nemm…

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